8 luglio 2016

Storia della Serie B

Capitolo IV: i movimentati anni '60

Una formazione del Torino 1959-60
Nella stagione 1959-60 venne introdotta una novità: le promozioni in A e le retrocessioni in C aumentarono da 2 a 3. Questo significava maggiori opportunità per le squadre che aspiravano a salire di categoria, ma ovviamente implicavano anche più rischi per quelle compagini che lottavano per rimanere in Serie B. Il campionato 1959-60 vide anche l'esordio in B di una squadra dalla storia prestigiosa, protagonista dei campionati di massima serie fin dalla sua fondazione, un club che vantava nel suo palmarès ben 6 scudetti: il Torino. I granata erano i principali favoriti per la vittoria finale, insieme al Lecco già protagonista della precedente stagione. Furono effettivamente queste due le contendenti al primo posto, che alla fine andò a un Torino in grado di mantenere un rendimento costante, pur con troppi pareggi (ben 19; solo 3, però, le sconfitte). I 21 gol del capocannoniere Virgili furono di fondamentale importanza per il Toro, che poté fare affidamento sul suo attaccante di punta e su un portiere, Soldan, in grado di subire solo 17 reti in 32 partite giocate. Il Lecco riuscì comunque a chiudere al secondo posto, grazie al compatto contributo dei suoi attaccanti Savioni (10), Bonacchi (9), Gilardoni (9) e Nyers (8). Catania e Triestina ingaggiarono una lotta a 2 che a fine torneo premiò i siciliani, che giunsero al 3º posto per un solo punto di distacco. Assai deludente il Cagliari, che pure aveva ben figurato nel campionato 1958-59, che retrocesse in C all'ultimo posto. Penultimo fu un Modena già a rischio l'anno prima, mentre per l'ultima retrocessione si resero necessari degli spareggi che coinvolsero le 3 squadre giunte a 33 punti: Simmenthal Monza, Venezia e Taranto. In una settimana (12-19 giugno) si giocarono le 3 partite: il Simmenthal Monza poté salvarsi grazie alla vittoria sul Venezia, che a sua volta superò il Taranto. I pugliesi dovevano vincere l'ultima gara con il Monza per poter salvarsi, ma lo 0-0 li condannò alla Serie C.

Nel 1960-61 si presentavano come favorite Triestina, Mantova e Reggiana, nonché le neoretrocesse Palermo e Alessandria, squadre di notevole blasone che ambivano all'immediato ritorno nella prima categoria nazionale. Il Genoa, penalizzato di 7 punti per il "caso Cappello", non riuscì a rendersi pericoloso e si dovette rassegnare a un torneo di media classifica. Turbinoso il campionato del Palermo che cambiò allenatore in cerca di equilibrio, scegliendo sempre però di tornare a Fioravante Baldi dopo i brevi interregni di Morisco e Lodi. Diverse compagini scelsero, specialmente nella seconda metà del torneo, di affidarsi a dei direttori tecnici che affiancassero l'allenatore di ruolo alla guida della squadra: tra queste il Marzotto, che chiamò l'ungherese Senkey in ausilio di Fattori, e il Verona, che contattò la vecchia gloria Bruno Biagini, stella degli anni '30 dell'Hellas, per dare una mano a Bizzotto nella gestione di un delicato torneo che porterà i veneti a rischiare la Serie C. Assai sorprendente il rendimento del Venezia che vinse la Serie B pur avendo sfiorato la retrocessione nel torneo precedente, evitandola solo agli spareggi. Decisivo il rendimento di Gino Raffin, leader nei gol segnati, e l'affidabilità del reparto difensivo composto da Ardizzon, Carantini e Grossi. Costante la marcia dell'OZO Mantova, che forte di un ottimo gioco di squadra e della solidità della difesa, guidata dal sicuro portiere Negri (il meno battuto del campionato), si laureò campione d'inverno e andò a ottenere la promozione a campionato concluso. Il Palermo riuscì a tornare prontamente in A dopo una sola stagione, con Fantini e Morosi sugli scudi e la certezza del forte Anzolin tra i pali. Buona ancora la prestazione della Reggiana, mentre Messina e Simmenthal Monza mostrarono un notevole miglioramento rispetto alla precedente annata. In coda Triestina, Foggia Incedit e Marzotto Valdagno salutarono la Serie B. La Triestina cedette al Novara solo nello spareggio di Ferrara, battuta dai gol di Galimberti e Zanetti; il Foggia pagò la scarsa esperienza e dovette tornare in C; il Marzotto invece, reduce da alcuni discreti campionati, crollò e dovette dire definitivamente addio al torneo cadetto: la partecipazione del 1960-61 è infatti l'ultima per i bianco-celesti.

Fanello del Napoli durante il campionato 1961-62
Nel 1961-62 scese per la prima volta in B la Lazio, addirittura ultima nella Serie A 1960-61. Per la squadra capitolina si trattava di un'onta cui rimediare immediatamente, in nome della propria gloriosa storia e della tradizione in massima serie. La presenza di elementi di assoluto valore come Gratton, Seghedoni, Cei, Morrone e Longoni, per citarne solo alcuni, dovrebbe garantire agli "aquilotti" una subitanea risalita; eppure così non fu, e per 1 punto la parte bianco-celeste di Roma dovette rassegnarsi a restare tra i "cadetti". Il Genoa si prese invece una rivincita e, stavolta privo di penalità, vinse il campionato con netto vantaggio sugli inseguitori. I grifoni genovesi furono presi per mano dalla coppia Bean-Firmani (36 gol in due) e protetti dalle prodezze del portiere Da Pozzo, una sicurezza per la B. Il Napoli non solo risalì dalla B alla A nel giro di un campionato, ma fu anche la prima società a vincere la Coppa Italia pur disputando la Serie B (il Vado nel 1922 aveva vinto pur non essendo in massima serie, ma ancora la Serie B non era stata creata). La terza promossa di questo campionato in costante equilibrio fu il Modena di Malagoli, appena arrivata dalla C ma subito competitiva e tenace, con il forte Pagliari miglior realizzatore. La Pro Patria costante inseguitrice ripetè, nel bene e nel male, la prestazione dell'anno precedente, mentre il Verona spiccò un deciso salto in avanti, grazie alle sapienti cure di Biagini promosso ad allenatore a pieno titolo. Precipitò la Reggiana, incapace di ripetersi dopo le ultime buone annate, e anche il Prato dovette tornare in C. Il Novara fu invece retrocesso per illecito sportivo, salvando così il Cosenza che sul campo era finito al terzultimo posto. La decisione della Commissione Giudicante arrivò il 23 giugno 1962 e condannò i piemontesi per infrazione dell'articolo 4 del Regolamento di Giustizia: determinante la testimonianza di Angelo Buratti della Sambenedettese, che dichiarò di aver ascoltato per caso un tentativo di combine della partita del 22 aprile tra il Novara e la propria squadra.

Nel 1962-63 il campionato vide il ritorno del Lecco in seconda serie dopo l'esperienza in A, insieme ad altre due habituée della B, il Padova e l'Udinese. Dalla C arrivò il sorprendente Foggia di Oronzo Pugliese che prometteva assai bene per il gioco che metteva in mostra, ma la favorita rimaneva la Lazio che scalpitava per il ritorno in Serie A. Effettivamente i bianco-celesti furono tra i protagonisti del torneo, e a fine campionato ottennero l'agognata promozione; anche il Bari andò in A, a pari punti proprio con la Lazio, grazie allo stato di forma di Biagio Catalano, capace di segnare 17 gol in 31 presenze. A vincere fu però l'ottimo Messina, migliorata nettamente rispetto ai campionati disputati negli anni appena precedenti. Ad aprire la via della Serie A ai siciliani pensò la coppia d'attacco Calzolari (14)-G. Calloni (11), mentre il portiere Mario Rossi dimostrò ottima continuità. Ancora in crisi l'Alessandria, ormai da diverso tempo in una serie di campionati piuttosto anonimi, mentre il Foggia fece scoprire per la prima volta sui grandi palcoscenici un Cosimo Nocera che con i suoi 24 gol divenne capocannoniere, facendo già intravedere le doti che lo porteranno a diventare un vero e proprio simbolo della squadra. In zona retrocessione la Lucchese, già pericolante nel campionato 1961-62, chiuse la classifica con soli 21 punti e un poco invidiabile primato di 24 sconfitte; la Sambenedettese, dopo alcuni campionati di discreto livello, dovette cedere la presa e finì al penultimo posto. Il Como, anch'esso tra i club a rischio del precedente torneo, giunse terzultimo e dovette far ritorno in Serie C.

Foggia-Brescia 1-1: un'azione di Nocera
(1963-64)
Il torneo 1963-64 tornarono in B due "giganti" del Meridione quali Napoli e Palermo; spuntò invece dalla C il debuttante Potenza, prima squadra della Basilicata a raggiungere il secondo livello del calcio italiano: i rosso-blu lucani allargarono così la poco nutrita rappresentanza del Sud in serie cadetta. Dalla terza divisione comparve anche il Varese, che faceva il proprio ritorno dopo l'anomalo campionato 1947-48. I bianco-rossi, con una rosa composta da un "blocco settentrionale" (il solo Ivo Vetrano proveniva dal Sud, mentre i suoi compagni erano tutti nati nel centro-nord), furono la vera sorpresa della competizione, giungendo addirittura primi, superando compagini assai più quotate. Fondamentali gli apporti del forte portiere Lonardi, il meno battuto tra i titolari della B, del prolifico Vincenzo Traspedini (13 marcature) e di Spelta e Pasquina, entrambi a quota 9. Al secondo e terzo posto, altre due squadre che mai avevano visto la Serie A nella propria storia: Cagliari e Foggia. I sardi vantavano una grande tradizione tra i cadetti, ma nessuna promozione: trascinatori Greatti (12) e Riva (8), con quest'ultimo in rapida ascesa verso una carriera che gli porterà gloria e successi. Il Foggia di Pugliese superò il rendimento dell'ottimo campionato precedente, contando su un solido nucleo di titolari fissi con alcune riserve di spessore, e su un Cosimo Nocera ancora in grande vena realizzativa (15 reti). Retrocessero Prato, Udinese e Cosenza: per i toscani fu l'ultima volta in B, dopo un rapporto tempestoso con la categoria (esperienze brevi e poco positive), mentre i friulani si resero protagonisti di una doppia caduta che in due stagioni li portò dalla A alla C. I cosentini invece, che già avevano dato avvisaglie preoccupanti nella B 1962-63, mancarono in attacco e non seppero mantenere continuità di rendimento. Dalla stagione 1963-64 emerse anche un dato statistico rilevante: tutte le squadre segnarono meno rispetto ai campionati precedenti, iniziando una tendenza che continuerà negli anni a seguire. Nel campionato 1962-63, infatti, i gol segnati in totale furono 833, in media 42 per squadra; nel 1963-64 furono solo 708, ben 125 in meno rispetto all'annata precedente, per una media di 35 per squadra. Da lì fino alla fine degli anni '60 non verrà più superata la quota delle 800 reti stagionali.

Il campionato 1964-65 vide il ritorno della SPAL in serie cadetta dopo ben 13 stagioni in Serie A. I ferraresi infatti avevano guadagnato la promozione vincendo il torneo nel 1950-51, e tra alterne fortune erano riusciti a mantenere la categoria, giungendo addirittura quinti nel 1959-60. Anche Bari e Modena dovettero rinunciare alla A, dopo poche annate trascorse tra i "grandi". Sorprendente l'esordio del Trani, che nel 1961-62 si trovava ancora in Serie D e dopo una rapida ascesa si era aggiudicato la vittoria del proprio girone in Serie C, riuscendo a centrare la promozione. Il Livorno rientrò tra i ranghi della B dopo un periodo nero in terza serie, categoria che andava decisamente stretta a una squadra abituata a competere tra le maggiori formazioni d'Italia. Durante il torneo emerse un inatteso Potenza, capace di dare battaglia nelle prime posizioni, trascinato dalla vena di Silvino Bercellino (18 gol) e dall'ambizione del giovane Roberto Boninsegna (9). Ottimo anche il Lecco che sfiorò la promozione. A vincere il campionato fu però il Brescia, che tornava in A dopo ben 18 stagioni consecutive in B. Le "rondinelle", sempre protagonisti nella storia della seconda serie (talvolta nel bene, talvolta nel male), ebbero come leader indiscusso Virginio Depaoli, capocannoniere stagionale con 20 gol. Un Napoli di grande solidità difensiva seppe cogliere il secondo posto: in evidenza il portiere Bandoni (21 gol subìti in 38 gare) e l'attaccante Cané (12 reti). La SPAL seppe gestire bene il torneo e chiuse al terzo posto, seppur con un solo punto di vantaggio sul Lecco tenace inseguitore, sapendo gestire al meglio le proprie risorse, utilizzando 26 elementi, con solo pochi "irrinunciabili" (Bagnoli, Burschini, Massei e il cannoniere Muzzio). Molto al di sotto delle aspettative il Bari, retrocesso in C e battuto a sorpresa anche dal Trani alla 31ª, con gol di Giacomo Cosmano; i pugliesi furono incapaci di risollevarsi nonostante il triplo cambio in panchina (prima Tabanelli, poi la coppia Capocasale-Fusco e infine Lamanna). Anche Triestina e Parma, a malincuore, salutarono la B con la speranza di risalire presto la china.

Il 1965-66 fu un campionato di svolta per il calcio italiano: per la prima volta nel regolamento furono introdotte le sostituzioni. Una decisiva innovazione che, seppur limitata ai soli portieri, rappresentò un grande passo in avanti e cambiò per sempre il volto del calcio della Penisola: comparvero infatti per la prima volta in panchina i "numeri 12", e cioè i portieri di riserva, che potevano entrare in sostituzione del titolare in caso di infortunio. Per quanto riguarda la Serie B, il primo portiere a entrare in campo dalla panchina fu Luciano Castellini del Monza, al 60º minuto di Palermo-Monza 4-0 (26.09.1965, 4ª giornata). Per approfondire l'argomento, rimando a questo articolo da me pubblicato. Dalla Serie A provenivano Genoa, Mantova e Messina. I rosso-blu genovesi, reduci da una breve esperienza in massima serie e tornati nuovamente loro malgrado in B, erano i favoriti per il pronto ritorno in A; il Mantova, che aveva inizialmente ben impressionato la massima categoria, era tornato in B come ultimo in classifica. Il Messina, dal suo canto, aveva assaporato i primi 2 campionati di A della sua storia, ed era intenzionato a tornare rapidamente ai massimi livelli del calcio nazionale. Esordiente in B invece la Reggina, che negli anni futuri diventerà una delle protagoniste di questa categoria. Il campionato, che si rivelò vivace, fu dominato dal Venezia di Segato, che poté festeggiare il ritorno in A già ben prima della fine del torneo; protagonisti gli attaccanti Mencacci (14 gol) e Salvemini (9), e il portiere Silvano Vincenzi che seppe dare sicurezza alla difesa. In grande forma il Lecco, con Sérgio Clerici sugli scudi (17 reti) e un collettivo solido e compatto. Il Mantova fu la terza promossa: un Dino Zoff in rapida ascesa seppe farsi notare per i pochi gol subìti (26 in 38 gare), mentre in attacco fu decisivo l'apporto di Beniamino Di Giacomo (14). Sorprendente la Reggina, che riuscì a dar battaglia nelle prime posizioni della classifica, con l'esperto portiere Piero Persico, prossimo a festeggiare i 20 anni di carriera vivendo una "seconda giovinezza" che lo portò a essere uno degli elementi chiave della rosa dei calabresi. Ultimo in classifica finì il Trani, alla sua seconda e ultima stagione in B, seguito dalle lombarde Pro Patria e Monza: quest'ultima salutò la B dopo 15 campionati consecutivi.

Novara-Sampdoria 0-2 (26.02.1967)
Nel calcio italiano si stavano susseguendo numerosi cambiamenti: dopo l'arrivo delle sostituzioni, giunse anche una riforma dei campionati che prefissò la riduzione della Serie A a 16 squadre per il campionato 1967-68. A tal fine anche la serie cadetta subì delle limitazioni, che ridussero il numero di posti disponibili per la promozione da 3 a 2, e aumentarono le retrocessioni (4). Doppio esordio in quest'annata, per ragioni diametralmente opposte. Da una parte la Sampdoria che aveva lasciato la Serie A per la prima volta dalla sua creazione (1946), e dall'altra l'Arezzo che invece, dopo anni di campionati di terza serie e battaglie in campo regionale, riusciva a entrare nel secondo torneo nazionale. I blu-cerchiati genovesi erano di fatto gli assoluti favoriti, data la qualità della sua rosa e del suo allenatore Fulvio Bernardini. Il Catania era un'altra delle principali pretendenti al titolo, così come Genoa e Varese. I lombardi iniziarono molto bene e si portarono presto in testa; di fatto, Sampdoria e Varese dominarono il torneo, staccando le inseguitrici Catania, Catanzaro e Reggiana, e vinsero con largo anticipo. La "Samp" utilizzò un numero assai ristretto di giocatori (solo 15), e poté contare sulla classe di Fulvio Francesconi, ala goleador (20 marcature e capocannoniere stagionale), su un centrocampo esperto ed efficace, e su un portiere affidabile come Battara. Dal canto suo il Varese, anch'esso con un numero ristretto di elementi utilizzati, mise in luce la coppia gol Leonardi-Renna (rispettivamente 11 e 10 reti) e una difesa capeggiata da Maroso e Sogliano. Nelle ultime posizioni crollò la Salernitana, peggior difesa del torneo e capace di mettere insieme 10 sconfitte consecutive nelle ultime partite; la seguirono un'Alessandria che non seppe mantenere la categoria dopo diverse stagioni quasi anonime e talvolta preoccupanti, l'Arezzo che accusò il salto di categoria, e un Savona che segnava molte reti, ma ne concedeva troppe: l'ultima, subìta da Ferrero a opera di Fara del Catania, causò roventi polemiche per l'errore del portiere.

Il campionato 1967-68 fu uno dei più anomali di tutta la storia della Serie B. Innanzitutto, per venire incontro al progetto di riforma della Serie A il torneo cadetto era stato allargato a 21 partecipanti: l'aggiunta della 21ª costrinse la Lega a inserire un turno di riposo, soluzione già adottata, nel dopoguerra, nei campionati 1946-47 (Girone B) e 1950-51. Il lungo campionato iniziò il 10 settembre 1967: oltre alle neoretrocesse dalla Serie A (Foggia, Lazio, Lecco e Venezia), tra le favorite vi erano Catania, Catanzaro e Reggiana, tra le migliori del torneo precedente. Tuttavia, effettuare previsioni su competizioni di così lunga durata risulta sempre difficile; e infatti, ad avere la meglio sulle avversarie furono Palermo, Verona e Pisa. I siciliani furono i vincitori assoluti, godendo dell'ottima collaborazione tra i propri attaccanti Bercellino (9), Nova (8) e Perrucconi (9), e con il portiere Giovanni Ferretti assoluto protagonista, con soli 18 gol subìti in 37 partite. Ottime anche le prestazioni di Benetti, Giubertoni, Lancini e Landoni. Il Verona esibì un Bui ancora in grande forma (13 gol), mentre il Pisa portò ben 3 giocatori in doppia cifra: Piaceri (14), Joan (13) e Manservisi (12).
Spareggi 1967-68: Lecco-Genoa 1-0
(14.07.1968)
Male le neopromosse e le favorite degli inizi, con solo Foggia e Reggiana a mantenere un buon rendimento: in particolar modo il Venezia mise in evidenza grandi difficoltà a reggere il ritmo di un torneo lungo e logorante, e chiuse al 18º posto. Se Novara e Potenza retrocessero direttamente (e i lucani con un certo anticipo, chiudendo con soli 23 punti), 5 furono le squadre classificate al 15º posto a pari merito, tutte a quota 36 punti. La Lega decise così di indire un girone di spareggio che determinasse le altre 2 retrocesse (un antesignano dei moderni play-out, seppur con formula diversa). La stagione 1967-68 però non si decideva proprio a terminare: gli spareggi fornirono un solo verdetto certo, e cioè la retrocessione del Messina che perse tutte le 4 gare. Le altre quattro compagini (Genoa, Venezia, Perugia e Lecco) finirono il girone tutte a pari merito (5 punti con 2 vittorie, 1 pareggio e 1 sconfitta ciascuna), e si rese necessario un altro turno di spareggio, con un altro girone da 4 squadre. Fu la volta buona: il Venezia cedette di schianto e perse tutte le partite, retrocedendo in Serie C. L'ultimo turno del girone fu giocato il 21 luglio 1968, 315 giorni (ovvero 10 mesi e 15 giorni) dopo il primo calcio d'inizio del campionato. Fu il secondo campionato più lungo della storia della Serie B, dopo la stagione 1952-53 (317 giorni, meramente dovuti al grande distacco tra la fine del campionato e lo spareggio conclusivo), e sicuramente il più impegnativo per i partecipanti.

Nel 1968-69 si ristabilì la quota originaria di 3 promozioni e 3 retrocessioni, facendo tornare la B a un assetto più regolare dopo due campionati di transizione. La faticosissima stagione precedente era terminata appena 2 mesi prima dell'inizio del torneo 1968-69, che fu aperto il 29 settembre 1968 Altra novità epocale a livello regolamentare: al "dodicesimo" si aggiunse anche il "tredicesimo", ovvero un giocatore di movimento che poteva fare il proprio ingresso in campo dalla panchina. A differenza di quanto avvenuto con l'introduzione del portiere di riserva, le squadre fecero immediatamente ricorso al "tredicesimo" fin dalla prima giornata. Il primo in assoluto fu Giorgio Fanti del Brescia, che sostituì il compagno Fumagalli al 14' della partita tra Reggina e Brescia. Tornate in seconda serie Brescia, Mantova e SPAL, in particolar modo le "rondinelle" lombarde parvero favorite a un pronto rientro tra i ranghi della Serie A; a cercare il ritorno ai massimi livelli era anche la Lazio, rimasta, dopo una poco esaltante stagione 1967-68, in un campionato percepito dai tifosi come inadeguato alla storia e al prestigio dei bianco-celesti. Ancora frustrate le ambizioni del Genoa, mentre la Reggiana si dimostrò nuovamente in grado di occupare le prime posizioni in classifica, confermandosi come una delle certezze degli ultimi campionati. A vincere fu proprio la Lazio, guidata dai grandi nomi della sua rosa (Fortunato, Ghio, Mazzola, Morrone, Soldo...) e dalla combinazione di una difesa robustissima e un attacco capace di andare a segno 55 volte; al secondo posto il Brescia, affidatosi ancora a Depaoli che vinse nuovamente la classifica marcatori (18 reti), all'ottimo contributo di Turchetto e Bosdaves, e all'esperienza e capacità del portiere Brotto (solo 16 i gol subìti in 26 gare). Terzo classificato il Bari, che tornava in B dopo essersi avvicinato alla vetta del precedente campionato. Male il Mantova, solo 11º, e malissimo la SPAL che retrocesse in C con soli 31 punti: inutile stavolta la grande quantità di elementi utilizzati, ben 27, a fronte di uno scarso gioco di squadra. Retrocessi anche Lecco e Padova, altre due compagini già in crisi di prestazioni dagli anni precedenti (il Lecco si era salvato solo negli interminabili spareggi). Il campionato 1968-69 segnò anche il minimo di gol segnati nel decennio: solo 641, in media 32 per squadra.

Gli anni '60 furono per la Serie B anni di fermento e innovazioni, segnati dall'avvento di regole che rappresentarono ulteriori passi verso un gioco del calcio sempre più moderno e simile a quello attuale. Il prossimo capitolo tratterà gli anni '70, un'altra epoca di cambiamenti per la Serie B.

5 luglio 2016

Il primo "numero 12" della Serie B

Dalla stagione 1965-66 viene introdotto il "dodicesimo uomo" nel calcio italiano. L'avvento della sostituzione fu una svolta epocale, un passo verso il calcio come lo conosciamo oggi. Quest'innovazione avvenne, quasi in via sperimentale, solo limitatamente al ruolo del portiere. In panchina comparve così il numero "12" che divenne poi un simbolo dei portieri di riserva, spesso relegati a ruoli estremamente marginali (le cosiddette "eterne riserve" di cui non mancano esempi e narrazioni anche nella letteratura a tema calcistico), ma sempre pronti a entrare e dan manforte alla propria squadra con abnegazione e senso del dovere. Una carriera fatta di rinunce e settimane, talvolta stagioni intere, trascorse da semplici spettatori.

Castellini nella stagione
1966-67
A scrivere la storia della Serie B in tal senso fu uno dei portieri che segnò profondamente gli anni '70 e '80 del calcio italiano, arrivando anche in Nazionale: Luciano Castellini. Fu infatti proprio lui il primo "12" a scendere in campo in Serie B, il 26 settembre 1965 durante Palermo-Monza (4ª giornata). La gara fu dominata dai rosa-nero, che erano in vantaggio per 1-0 grazie a un primo gol di Troja nel primo tempo (di testa su respinta del portiere). Nel secondo tempo Fogar segnò al 56' in mezza rovesciata. Ciceri, infortunatosi dopo uno scontro con Sergio Bettini e impossibilitato a proseguire, dovette uscire dal campo. Castellini entrò al 60' dalla panchina, rendendosi protagonista di una pagina storica (sebbene quasi del tutto dimenticata) del campionato cadetto. Castellini, al suo esordio assoluto non solo in B, ma anche con la maglia della prima squadra del Monza, fu subito chiamato a numerosi interventi, specialmente da Troja e Tinazzi, i due migliori in campo quel giorno, e dovette per due volte cedere: la prima a Tinazzi (tiro a fil di palo, partito quasi dalla linea di fondo) e la seconda a Troja (nuovamente di testa, su assist di Bon).

Il computo presenze e reti del Monza
pubblicato sull'Almanacco 1966
Castellini debuttò quindi subendo 2 reti: per altre 3 volte scese in campo nella sua prima stagione tra i professionisti, di cui 2 volte dalla panchina, e 1 volta da titolare (alla 31ª giornata a Novara), per un totale di 4 presenze e 4 gol subìti. Curiosamente, e forse proprio per la novità della regola, diverse testate (tra cui per esempio Il Calcio Illustrato) non menzionano affatto l'ingresso di Castellini, e numerose fonti tralasciano le presenze ottenute da Castellini entrando come sostituto (e infatti gliene attribuiscono una soltanto, anziché 4): solo l'Almanacco gliene dà credito, menzionando esplicitamente tre sostituzioni... ma citandolo come "Cappellini", storpiandone il nome. La medesima sorte toccò ad altri portieri entrati come sostituti, tra cui alcuni letteralmente spariti: è il caso di Cozzoli del Trani, giovane portiere di riserva entrato al posto del titolare Biggi in Trani-Reggina 2-2 del 1º maggio 1966, e completamente omesso da svariati conteggi di riepilogo stagionale di presenze e reti, perché appunto utilizzato in quell'unica occasione, da subentrato.

Le vicende dei portieri di riserva, spesso inosservati e misconosciuti, sono forse tra le più curiose e affascinanti nel mondo del calcio: questo articolo, partendo da un caso particolare, ha voluto omaggiarle tutte.

Di seguito, a complemento statistico, il tabellino della partita.

Serie B 1965-66

4ª giornata, 26.09.1965

PALERMO-MONZA 4-0

Palermo: Ferretti; Costantini, Giorgi; Bon, Giubertoni, Moschen; Fogar I, Tinazzi, Troja, Cipollato, Bettini II.
Monza: Ciceri (60' Castellini); Magni, Giovannini (esp. 67'); Melonari, Ghioni, Prato; Vivarelli, Maggioni, Ghio, Mavero, Vigni.
Arbitro: D'Auria di Salerno.
Gol: 42' Troja, 56' Fogar, 73' Tinazzi, 88' Troja.
Spettatori: 18.000 circa.