15 dicembre 2014

Dino Zoff e le presenze in Serie B

Una formazione dell'Udinese 1962-63. In piedi: Zoff, Valenti,
Selmosson, Andersson, Carosi, Tagliavini; accosciati:
Gigante, Manganotto, Pinti, Beretta, Novali
La superlativa carriera di Dino Zoff si è svolta quasi esclusivamente in Serie A. Ben 20 le stagioni in massima serie per il portiere friulano, che debuttò con l'Udinese il 24.09.1961 contro la Fiorentina. Dopo le 4 presenze della stagione 1961-62 in A, Zoff si trovò ad affrontare la prima stagione in Serie B. Nel 1962-63 il ventenne portiere era già titolare dell'Udinese: suo secondo era Romano Collovati (clicca per la carriera completa di Collovati), quasi sempre erroneamente citato come "Colovatti". Sulla stagione 1962-63 di Zoff in B circola da moltissimi anni un dato sbagliato, originato da un errore della Panini.

Zoff debuttò in B alla prima giornata contro il Cosenza, subendo gol su rigore da Lenzi. Per tutto il campionato scese in campo con continuità, e solo in due occasioni dovette lasciare il posto a Collovati: alla 33ª giornata contro l'Alessandria e alla 38ª contro il Verona. Il computo finale delle presenze dice dunque Zoff 36 (45 gol subìti), Collovati 2 (3 gol subìti). Tutte le pubblicazioni di quell'anno (Almanacco, Calcio Illustrato, ecc) riportano il dato corretto.

Nel 1967-68 gli album "Calciatori" editi dalla Panini riportano per la prima volta le carriere dei giocatori di Serie A. Tra questi c'è Zoff, e alla riga relativa alla stagione 1962-63 sono correttamente segnalate 36 presenze. Nell'edizione successiva, relativa alla stagione 1968-69, vengono aggiunti i gol subìti, e nella scheda di Zoff compare ancora una volta il dato corretto: 36 presenze, 45 gol subìti. Anche nel 1969-70 i dati sono giusti; nell'album 70-71, però, succede qualcosa: le presenze della stagione 1962-63 diventano 34, mentre rimane invariato il numero di gol subìti. A cosa sia dovuto l'errore, è impossibile da determinare: rimane certo che quella del 1969-70 rimarrà l'ultima scheda corretta di Zoff. La Panini, infatti, dal 1970-71 in avanti copierà sempre il dato sbagliato, quello delle 34 presenze, che si diffonderà ovviamente anche a tutte le fonti che copiano gli album Panini. L'errore rimane fino al 1982-83, anno dell'ultima figurina di Zoff. Ancora oggi molte schede sulla carriera di Zoff, copiando la Panini, riportano l'errore togliendo 2 presenze al totale delle gare giocate dal portiere.

Album Panini 1967-68

Album Panini 1970-71

Album Panini 1982-83


10 dicembre 2014

Coppa d'Oro del C.O.N.I. 1927

Raccontare una competizione dalla vita breve come la Coppa d'Oro del C.O.N.I. può sembrare semplice, ma in realtà l'impresa è risultata piuttosto ardua specialmente nel reperimento delle fonti dell'epoca, che spesso presentavano cronache lacunose o contraddittorie.

Alla fine del lavoro di ricerca è uscito il libro "Coppa d'Oro del C.O.N.I. 1927", che racconta nel dettaglio la prima edizione del torneo: dai tabellini alle fotografie, dai calciatori agli arbitri, la Coppa CONI 1927 raccontata partita dopo partita. Ovviamente, un libro come questo mira alla completezza e alla precisione, ma visto l'ingente numero di informazioni contrastanti presentate dalle fonti dell'epoca, è sempre aperto ad aggiornamenti. Le correzioni saranno pubblicate su questo blog e saranno liberamente accessibili.


Clicca qui per accedere all'acquisto del libro (ebook)


Ringraziamenti:

Daniele Bolzani;
Gilberto Guerra;
Fabrizio Schmid;
Davide Solenghi;
Museo Grigio per aver fornito le fotografie relative all’Alessandria;
Uffici Anagrafe di Alessandria, Castrezzato (BS) e Nizza Monferrato (AT).

25 settembre 2014

Il caso Cappa e il "primo gol della Roma"

di:
Andrea Ridolfi Testori

con la collaborazione di:
Fabrizio Schmid (per il completamento della carriera di Cappa)

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Un comunicato del Direttorio Divisioni Superiori dell'aprile 1927
in cui compare Mario Cappa alla Fortitudo di Roma, tratto dalla
Gazzetta dello Sport.
Giugno 1927. Le società Alba, Fortitudo e Roman si accordano per fondersi e creare un'unica squadra, la Roma. Vari giocatori tesserati per questre tre società confluiscono nella neonata compagine giallo-rossa; altri, invece, devono trovarsi un'altra sistemazione, magari in società minori romane o in altre città d'Italia. Tra i vari elementi che vanno a far parte della prima rosa della Roma c'è anche Cappa, abile interno sinistro della Fortitudo che si è messo in evidenza, nel panorama del calcio capitolino, nella stagione 1926-27 in cui gioca con continuità con i rosso-blu e segna anche nella Coppa CONI della stessa stagione. Cappa è quindi uno dei prescelti per scendere in campo contro l'Újpest, durante un'amichevole che inaugura la vita calcistica della Roma: e segna anche il primo gol della storia del club (primo in assoluto ma non il primo ufficiale). Debutta poi nella prima partita di Divisione Nazionale, il 25 settembre 1927 contro il Livorno. Uno dei primi 11 giocatori della Roma in campionato. Segna il primo gol ufficiale contro l'Hellas Verona il 9 ottobre 1927. Dopo una buona stagione (15 presenze e 5 gol in Divisione Nazionale, 10 presenze e 3 reti nella Coppa CONI vinta dalla Roma), Cappa viene inserito in lista di trasferimento dopo suo ricorso (la Roma si era opposta alla sua cessione) nel settembre 1928.

Un comunicato ufficiale pubblicato su
Il Littoriale del 14 settembre 1928 in cui compare
Mario Cappa nella lista di trasferimento della Roma.
Questa la carriera di Cappa alla Roma. Ma chi era, questo Cappa? Se consultate un qualsiasi sito dedicato alla Roma, il nome che verrà riportato sarà sempre Enrico. Enrico Cappa, nato a Roma nel 1898. Ma consultando le squalifiche e le liste di trasferimento, le principali fonti dell'epoca per quanto riguarda i nomi di battesimo dei calciatori, emerge una realtà ben diversa: "Cappa" è in realtà Mario Cappa, novarese ex giocatore di Novara, Stabia e Spezia.

Sia Mario che Pietro "Pierino" Cappa, due fratelli novaresi, si trovavano a Roma tra il 1927 e il 1928. Mario, il maggiore, aveva esordito nello Stabia e aveva giocato poi a Novara, interrompendo poi la militanza nella squadra azzurra per via del servizio militare, per cui fu destinato a La Spezia. Impostosi come protagonista (6 gol in 8 partite), Cappa passò poi alla Fortitudo, dove trovò ampio spazio tra i titolari. Passato quindi alla Roma, dopo l'esperienza descritta sopra passò alla Gallaratese, dove ritrovò il fratello Pietro che nel frattempo aveva giocato per una stagione nella Lazio (1927-28). I due fratelli non si scontrarono mai da avversari, visto che le due squadre romane sono inserite in gironi diversi. Concluso il periodo romano i due fratelli si riuniscono a Gallarate per poi dividersi di nuovo: Mario va al Varese, mentre Pietro alla Biellese.

La carriera

Mario Cappa
N: Novara, 13.03.1903

Attaccante

1920-21 Novara 1C 0/0
1921-22 Stabia 1C 9/2
1922-23 Novara 1D 14/0
1923-24 Novara 1D 16/3
1924-25 Novara 1D 15/2
+ Girone finale 6/2
1925-26 Spezia 1D 8/6 [militare]
1926-27 Fortitudo Roma DN 16/2
+ Coppa CONI 9/3
1927-28 Roma DN 15/5
+ Coppa CONI 10/3
1928-29 Roma DN 0/0
1929-30 Gallaratese 1D
1930-31 Varese 1D 4/1
1931-32 Varese 1D 20/7
1932-33 Gallaratese 1D

45+6 presenze nel Novara, 5+2 gol
9 presenze nello Stabia, 2 gol
8 presenze nello Spezia, 6 gol
16+9 presenze nella Fortitudo, 2+3 gol
15+10 presenze nella Roma, 5+3 gol
24 presenze nel Novara, 8 gol.

Totale: 142 presenze, 36 gol (escluse le presenze nella Gallaratese, non reperite).

12 agosto 2014

IV Serie 1953-54: la finale per il titolo

di Andrea Ridolfi Testori

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La lunga stagione di IV Serie 1953-1954 nominò quattro promosse in Serie C: Bari, Cremonese, Bolzano e Prato. Bari e Cremonese, come vincitrici dei rispettivi gironi finali, ottennero il diritto a disputare due partite per assegnare il titolo di vincitore assoluto del campionato nazionale di IV Serie (detto anche "Campione d'Italia di IV Serie"). Di seguito riporto i tabellini, allo scopo di ricordare un po' di calcio anni '50, con un episodio forse poco ricordato avvenuto 60 anni fa. A vincere fu il Bari, grazie al 2-0 ottenuto nella gara di ritorno.

Al fine di far comprendere correttamente le formazioni, ricordo che all'epoca le squadre giocavano con il "sistema": benché nei tabellini si riportasse ancora la vecchia formazione secondo il "metodo" (e cioè separando i giocatori seguendo la sequenza 2 difensori, 3 centrocampisti, 5 attaccanti), è da notare che in realtà il 5º giocatore dello schieramento era il centromediano, che nel "sistema" agiva di fatto da difensore.

Andata

Cremona, 11.07.1954

CREMONESE-BARI 2-2

Cremonese: Ghisolfi I; Losi, Bicicli; Colombini, Bodini, Zeglioli; Fermi, Lojodice, Rossi, Monteverdi, Aliprandi. All.: Bodini.
Bari: Buttarelli; Maestrelli, Tomà; Maccagni, Grani, Cancellieri; Bretti, Filiput, Gamberini, Mazzoni, Lorenzetti. All.: Capocasale.
Arbitro: Gestri di Genova.
Gol: 21' Gamberini (BA), 66' Colombini, 76' Bicicli, 81' aut. Ghisolfi I (pro BA).

Ritorno

Bari, 18.07.1954

BARI-CREMONESE 2-0

Bari: Buttarelli; Maestrelli, Tomà; Maccagni, Grani, Cancellieri; Bretti, Filiput, Gamberini, Mazzoni, Lorenzetti. All.: Capocasale.
Cremonese: Ghisolfi I; Losi, Zeglioli; Bicicli, Bodini, Colombini; Fermi, Lojodice, Braga, Monteverdi, Aliprandi. All.: Bodini.
Arbitro: Maiorana di Messina.
Gol: 41' Gamberini, 64' Gamberini.

2 luglio 2014

Storia della Serie B

Capitolo II: 1946-1948, gli anni del caos

di:
Andrea Ridolfi Testori

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La guerra dilania l'Italia. Il movimento calcistico italiano resiste grazie ad alcuni intrepidi appassionati che, nonostante il conflitto e i pericoli che esso comporta, decidono di proseguire l'attività meglio che possono. La FIGC organizza il campionato 1943-44, limitato all'Alta Italia, che termina con la vittoria dei Vigili del Fuoco di La Spezia che battono a sorpresa le più favorite avversarie. In generale, la situazione dei tesseramenti dei giocatori è caotica: diversi giocatori sono militari, taluni addirittura prigionieri di guerra, altri ancora sono sfollati verso località più sicure. La confusione regna sovrana e le varie competizioni si disputano senza il controllo della FIGC (specialmente nella stagione 1944-45). La situazione sembra migliorare dopo la fine del conflitto. Già nel 1945 ricominciò un campionato di massima serie più o meno raffazzonato, ma sempre con squadre di valore (miste tra A e B). A tale scopo la Federazione creò due leghe separate per gestire i due differenti gironi: la Lega Nazionale Alta Italia e la Lega Nazionale Centro-Sud. La Divisione Nazionale 1945-46 si disputò tra l'ottobre 1945 e il luglio 1946 e sostituì il campionato di Serie A. Cosa era accaduto alla Serie B? Essendo l'Italia ancora divisa e alcune società assegnate alla Divisione Nazionale, la Lega Nazionale Alta Italia organizzò un torneo "intermedio" che si disputò tra squadre di Serie B e di Serie C e fu vinto dall'Alessandria. Ma questa situazione aveva bisogno di un ridisegnamento generale per ripristinare l'ordine. A tale scopo la Federazione decide di indire una riunione straordinaria, da tenersi a Firenze.

Ottorino Barassi durante il Congresso
Per il Congresso di Firenze viene predisposta la sala maggiore del Conservatorio Cherubini, in Piazza delle Belle Arti. Il Congresso si ripropone di parlare di «professionismo, [...] sistema dei prossimi campionati, [...] snellire gli organismi, [...] decidere sulla questione arbitrale, [...] sugli allenatori, [...] sull'organizzazione dei giocatori» (Corriere dello Sport, 13 maggio 1946). Questi quindi gli argomenti: in pratica, una totale riforma dello status quo per tornare a una parvenza di ordine nei campionati federali. Il Congresso si rivela un delicato gioco di equilibri tra gli esponenti dei vari direttorî regionali, componenti le due macrozone del calcio italiano: Nord e Centrosud. La Lega del Centrosud, presieduta da Alberto Valentini, intende trattare alla pari con il Nord portando a suffragio le prove dell'evoluzione del calcio centromeridionale: la Lega del Centrosud aveva infatti chiuso il bilancio con oltre un milione e mezzo di attivo, mentre la Lega del Nord con 145.000 lire in attivo; inoltre, dei 6 milioni in possesso della Federazione, ben 5 provengono dalle casse centromeridionali. Le cifre verranno poi ulteriormente ricalcolate, fino a raggiungere quota 259.000 lire di attivo per l'Alta Italia e 1.650.000 lire per la Lega Nazionale Sud. Nonostante il calcio del Centrosud fosse ancora considerato ancora un calcio "minore" da alcuni rappresentanti del Nord (che difatti all'inizio del Congresso mostrano un po' di sufficienza nei confronti dei delegati del Centrosud), la netta affermazione sia tecnica che economica del movimento calcistico centromeridionale era impossibile da ignorare. La geopolitica del calcio si ridisegna dunque durante il Congresso, con il Centrosud che acquisisce maggior potere e autorevolezza.

«Il Centromeridione [...] per la B propone tre gironi, dividendo l'Italia in tre zone con linee orizzontali: settentrione; centro (comprendente la Liguria, la Toscana, l'Emilia, la Sardegna, le Marche, l'Umbria e possibilmente una squadra del Lazio); il resto tutto nel Sud. Per la ammissione nella B oltre alle aventi diritto, si compierebbe il numero con le squadre che hanno maggiori titoli sportivo (esempio: Italia Libera, Foligno, Catanzaro, ecc) e la vincente di ogni girone andrebbe nuovamente in A. Retrocessione dalla B: due per ogni girone. Si capisce che per l'ammissione in B occorre conoscere anche la saldezza economica della società e il piazzamento nell'attuale campionato»
(Corriere dello Sport, 14 maggio 1946)

Il titolo del Corriere dello Sport che annuncia
la nuova formula dei tre principali campionati
Proprio il 14 maggio l'ingegner Ottorino Barassi viene acclamato presidente della Federazione. Con questa decisione si aprono i lavori dell'assemblea: il 15 maggio viene decisa la struttura dei campionati. Non mancano proposte singolari, come quella di Pellizzari di Vercelli che propone un campionato gargantuesco di due stagioni (1946-47 e 1947-48), definito "di attesa", diviso in due zone, Nord e Sud, con un totale di 162 squadre tra A, B e C peraltro iniquamente distribuite con netto favoritismo per il Nord. Respinte varie proposte, vuoi perché inattuabili, vuoi perché sbilanciate a favore dell'una o dell'altra parte, nel corso della seduta pomeridiana si addiviene finalmente a una decisione definitiva:

«Barassi propone che la «C» sia amministrata dalle tre Leghe con un massimo, per ciascuna, di 80 squadre per Lega. La proposta è approvata. La «B» avrà tre gironi: questo ha deciso l'assemblea e ha deciso che ogni girone della «B» avrà un numero di squadre da 16 a 20, ma il numero lo deciderà il Consiglio Federale. La «A» sarà a girone unico.»
(Corriere dello Sport, 16 maggio 1946)

Il Congresso delibera inoltre un numero massimo di due giocatori stranieri per squadra, escludendo quelli già presenti in Italia, che l'assemblea sceglie di non considerare stranieri, e stabilisce un massimo di cinque tesseramenti da una federazione estera per ciascuna società. Sembra tutto risolto. Ma non è così: al momento di formare i gironi, infatti, il Consiglio Federale si trova davanti alcune insuperabili difficoltà poste dalle distanze tra alcuni campi, non percorribili a causa della mancanza delle infrastrutture gravemente danneggiate dal conflitto mondiale. Si opta quindi per una ulteriore riorganizzazione che dà vita a tre gironi diseguali: 22 squadre per il Nordovest, 21 per il Nordest e 17 per il Sud. Le compagini che compongono i gironi sono di varia natura: in buona parte reduci della B-C Alta Italia 1945-46 per il Nord, mentre nel Sud vengono ammesse squadre direttamente dalla Serie C. Alle società abituate alla B s'affiancano quindi diverse debuttanti quali Carrarese, Cesena, Crema, Forlì, Gallaratese, Mantova, Mestrina, Piacenza, Pro Gorizia, Sestrese, Vogherese e altre nel Nord, mentre nel Sud poche sono le società con esperienze in B nelle stagioni dell'anteguerra.

I criteri per la nuova B riportati
dall'Almanacco Rizzoli
Il 22 settembre 1946 hanno inizio il girone A e il girone B, cui fa seguito il girone C una settimana dopo. Le squadre hanno attinto a piene mani non solo dai propri vivai ma anche dalle piccole società locali, cercando di trovare qualche giovane calciatore che non pretendesse laute paghe ma giocasse, per così dire, "per la gloria". Naturale conseguenza, quindi, è che moltissimi dei giocatori che disputano i campionati 1946-47 e 1947-48 non avranno una carriera ad alti livelli, e buona parte si limiterà a un solo campionato in Serie B, talora da comparsa, talora da protagonista. Moltissimi i giovani: il più giovane in assoluto a debuttare nel 1946-47 è Giancarlo Zorzi del Treviso, nato a Treviso il 2 febbraio 1931, che esordisce il 13 aprile 1947 contro l'Udinese, a 16 anni scarsi. Molti altri appartengono alle classi 1930, 1929 e 1928 e sono poco più che ragazzini. Il più anziano è invece Pietro Serantoni, nato nel 1906, che gioca una gara con il Padova all'età di quarant'anni.

Non mancano ovviamente i risultati eclatanti o sorprendenti, trattandosi di un campionato dai valori tecnici molto vari. Ben due 8-1 (Pescara-Arsenale e Treviso-Suzzara) e due 4-4 (Sestrese-Savona e Lecco-Viareggio) sono i risultati più insoliti, seguiti dai vari 5-0, 6-0, 6-2 e simili. Il campionato risulta lungo e faticosissimo, e alle già numerose difficoltà del torneo s'aggiungono altri problemi di vario genere, dovuti solitamente alla complessità di gestione di tre gironi, i primi due veramente sovraffollati di squadre. Abbondano quindi le partite discusse, disputate e poi annullate, ripetute, sospese, giocate in campo neutro per varie ragioni; i reclami invadono il Consiglio Federale che deve vedersela ogni settimana con nuovi problemi. Portare a termine il campionato è una vera impresa sportiva, ma in confronto alla guerra appena conclusa queste avversità sembrano veramente insignificanti. Tornare a giocare è una gioia per tutti i calciatori.

Lecco-Savona (03.11.1946)
A vincere il girone A è la Pro Patria, una delle cosiddette "aventi diritto" in quanto partecipante alla B del '42-43: la squadra bustocca supera il Legnano, principale antagonista, chiudendo a 60 punti contro i 53 dei lilla. In coda il Casale subisce ben 95 reti, e il povero Renato Rustico stabilisce un nuovo primato di gol subìti da un portiere, con 90 in 40 presenze (media 2,25); i rimanenti 5 li prende Reverchon. Sorprendenti i campionati del Seregno, che chiude al 4º posto trascinato dai gol del cannoniere Boffi (32), e della Pistoiese, entrambe squadre provenienti dalla C; ben si comportano, in generale, le squadre della terza serie. Nel girone B a trionfare è la Lucchese, che con 54 punti riesce a tenere a debita distanza il Padova, l'inseguitore più accanito, seguito da Empoli, Treviso e Siena. In buona evidenza quindi il calcio toscano, mentre quello dell'Emilia Romagna mostra alcune lacune: male Cesena e Forlì, sufficienti Piacenza e Reggiana. Il Pro Gorizia sarebbe retrocesso ma la politica ci mette una mano salvifica e risparmia la retrocessione della squadra bianco-celeste, al centro della contesa per via della sua posizione di confine e necessariamente riaffermata "italiana" con l'ammissione d'ufficio alla Serie B 1947-48. Nel girone C vince la Salernitana stacca la Ternana di soli 3 punti, riuscendo a guadagnare l'ammissione in Serie A all'ultimo turno: le due squadre si trovano infatti separate da un solo punto, ma la Ternana cede a una Scafatese ormai fuori dai giochi per la promozione, mentre la Salernitana batte il Palermo e ottiene la massima serie. Al termine del campionato regolare, avanti con gli spareggi: nel girone A tra Biellese e Vogherese e nel girone B tra Anconitana e Pisa, giunte a pari punti, per determinare le quinte retrocesse. Passarono questi primi spareggi Vogherese e Pisa; sembrano perdute Anconitana e Biellese, ma essendosi liberato un posto nella nuova B 1947-48, le due squadre sono chiamate a effettuare un nuovo incontro per determinare l'ultima retrocessa stagionale, e la partita viene disputata a Bologna il 31 agosto 1947. Notevoli le difficoltà della Biellese che si trova con i ranghi ridotti dalle ferie dei propri giocatori, e anche l'Anconitana non può schierare tutti i titolari. Alla fine l'Anconitana ha la meglio sui bianconeri per 4-2 e rimane in B, mentre la Biellese lascia (definitivamente) la seconda serie.

Esauritasi l'interminabile stagione calcistica 1946-47, si deve già pensare alla stagione 1947-48. La Federazione aveva deciso di porre fine al campionato a gironi multipli a partire dal torneo 1948-49, ma per far ciò aveva bisogno di un gran numero di retrocessioni. Passati dalle 60 squadre del 1946-47 alle 54 del 1947-48, per arrivare a 22 nel 1948-49 si devono mandare dalla B alla C ben 33 squadre (11 per girone); con le 3 promosse in A le partecipanti diverranno 18, cui si aggiungeranno le 4 retrocesse dalla A '47-48. Stabilita la formula del campionato di B 1948-49, inizia il torneo 1947-48: questa volta le squadre sono ripartite equamente, 18 per girone: i criteri di divisione sono gli stessi del campionato precedente.

Le partecipanti della B 1947-48
riportate dall'Almanacco
Le nuove arrivate del girone A sono Brescia (retrocesso dalla A), Cagliari (ammesso per titoli sportivi), Magenta e Vita Nova (dalla Serie C); nel girone B ci sono il Venezia dalla Serie A e Bolzano e Centese dalla Serie C; nel girone C non ci sono squadre provenienti dalla Serie A, ma solo due salite dalla C: Gubbio e Nocerina. Il torneo inizia il 14 settembre 1947 per tutti i gironi; da notare che l'Anconitana aveva chiuso il campionato 1946-47 solo il 31 agosto, e inizia la stagione successiva dopo solo due settimane: si potrebbe quasi dire che la squadra marchigiana abbia disputato due campionati ininterrotti. Ancora una volta le squadre si affidano ai giovani, con abbondanza di debuttanti. Quattro i classe 1931 in campo: Giancarlo Bacci (Viareggio), Giovanni Battista Fracassetti (Vita Nova), Amos Mariani (Empoli) e Mario Tesconi (Carrarese). Mentre Mariani raccoglie solo due presenze e Tesconi una, Bacci e Fracassetti disputano un ottimo campionato, l'uno con 10 gol in 25 presenze, l'altro con 6 in 24 partite. Il più anziano in assoluto è il giocatore del Cosenza Atilio Demaría (nato nel 1909), Campione del Mondo 1934. Le rose delle squadre si basano quasi tutte su ventenni guidati da giocatori più esperti.

La competizione si rivela un po' più "regolare" della precedente edizione, facilitata anche dalla migliore organizzazione e dalla situazione interna più tranquilla. Inevitabili, però, i risultati strani cui aveva abituato il torneo 1946-47, specialmente nel girone C. Il 9-0 dell'Arsenaltaranto sul Gubbio e l'8-0 del Palermo sulla Ternana sono però eccezioni che confermano la regola di un torneo che piano piano sta rientrando nei ranghi dei normali campionati di Serie B. Il girone A si conclude con la vittoria del Novara che batte il Brescia in un duello che vede presto i piemontesi al comando del torneo (dall'11ª giornata) e in fuga inavvicinabile. Buono il torneo del Como, che finisce 3º, ancora in evidenza il Seregno e anche il Legnano. Il miglior realizzatore è Pietta della Gallaratese (20 gol). Nel girone B è il Padova a tornare in Serie A, riuscendo a staccare il Verona tenace inseguitore che deve però cedere all'inarrestabile marcia dei bianco-rossi: il capocannoniere risulta Pandolfini (SPAL) con 20 gol. Maluccio le neopromosse, bene invece SPAL e Venezia. Nel girone C, infine, è il Palermo a fare ritorno in A: il distacco stavolta consta di un solo punto sul Pisa. Decisiva risulta la 28ª giornata con la vittoria del Palermo e il pareggio del Pisa con il Siena. Il capocannoniere è Pavesi De Marco del Palermo (23 gol), che è anche il giocatore con il maggior numero di reti in assoluto. Le retrocessioni comprendono un gran numero di squadre; nel girone A si deve anche disputare uno spareggio tra Pro Sesto e Crema, vinto dalla prima per 2-1 sul campo neutro di Melzo.

3 promosse in A,  33 retrocesse in C: così si conclude il torneo 1947-48. La Serie B torna al girone unico per la stagione 1948-49; per il prosieguo della storia si rimanda al prossimo capitolo.

31 maggio 2014

Classifica dei marcatori in Serie B, periodo 1929-1943

A giusto e necessario complemento alla classifica di presenze in Serie B relativa al periodo 1929-1943, pubblico in questa pagina la classifica dei marcatori. Ho dapprima selezionato i giocatori con più di 30 gol segnati, e ho poi accorciato la classifica alle prime 50 posizioni. Come per le presenze, dedico un piccolo paragrafo ai primi dieci «cannonieri» dell'anteguerra.

Marco Romano nel 1933
Il capocannoniere assoluto della B 1929-43 è Marco Romano (Ponte Chiasso, 18.09.1910 - Como, 16.09.1952). Attaccante capace e implacabile, il centravanti comasco giocò solo 6 stagioni in Serie B, ma furono sufficienti a renderlo il più prolifico. Dopo l'esordio con la Comense nel 1931-32 (26 presenze, 10 gol), nella stagione 1932-33 Romano esplose, segnando 28 volte in 27 presenze. Nel 1933-34 mise a segno 13 gol in 18 partite; passato al Novara, si superò nella stagione 1934-35, realizzando ben 30 gol in 28 presenze. Nel 1935-36 andò a segno 29 volte in 34 incontri, mentre 11 furono le reti del 1937-38, distribuite in 26 gare. Le 121 marcature lo rendono di gran lunga il miglior cannoniere dell'anteguerra. A seguirlo c'è Giovanni Costanzo (Biella, 14.03.1915 - Biella, 06.09.1961). La cifra tonda di 100 gol segnati lo mette al secondo posto dietro a Romano; Costanzo segnò con le maglie di Cremonese, Livorno e Spezia, ottenendo un massimo di 24 gol nella stagione 1941-42, trascorsa con la bianca casacca dei liguri. Al terzo posto Walter D'Odorico (Udine, 04.09.1913), bandiera dell'Udinese con una sola esperienza lontano dal Friuli, a Padova nel 1934-35. Il suo primato personale di gol lo raggiunse nella stagione 1939-40, nella quale realizzò 25 reti in 32 partite. La leggenda del calcio viareggino Vinicio Viani (Viareggio, 05.08.1913 - Viareggio, 11.06.1983) occupa il quarto posto, con 86 reti in 96 partite. La sua media gol è la più alta della top 10: 0,896. Viani ha anche il record di gol segnati in una singola stagione di B, con 35 (stagioni 1935-36 e 1939-40). In quinta posizione a quota 70 ci sono due giramondo: Giovanni Pietro Patuzzi (Isola della Scala, 31.07.1907 - Verona, 13.04.1983), detto "Mario" e così citato da tutte le pubblicazioni sportive, che giocò per Verona, Brescia, Bari, SPAL e Venezia, e Giuseppe Scategni (Taviano, 31.07.1911 - Roma, 15.11.1963) che militò in Bari, Perugia, Genoa, Spezia, Messina, Atalanta e Pisa. Luigi Torti (Varese, 27.03.1918), fratello minore di Vittorio, si piazza al 7º posto: visse periodi d'oro all'Anconitana, specialmente tra il 1938 e il 1941. Natale Faccenda è 8º, con la particolarità d'aver segnato solo per squadre toscane, come già avevamo visto nella classifica delle presenze; 9º Ezio Rizzotti, un altro dei più presenti in B. Chiude la top 10 Ermenegildo Orzan (San Lorenzo Isontino, 25.12.1914), cannoniere di Padova e Udinese.

Oltre ai primi 10 classificati, corre l'obbligo di citare anche Remo Galli, che con i suoi 32 gol in 31 presenze segnati nel Modena nel corso della stagione 1933-34, è il giocatore con la miglior media (1,03), seguito da Viani e Romano, tra quelli con più di 30 reti totali. I fratelli Sergio (I) ed Elio (II) Bertoni si piazzano rispettivamente 38º e 60º con 40 e 32 gol. Natale Dossena, autore di 31 gol, giocò anche una partita da portiere, subendo due reti. Per Aldo Dapas vale lo stesso discorso fatto nella classifica delle presenze: non contando le gare annullate, avrebbe totalizzato 181 presenze e 41 gol (media 0,227).

Cliccando qui potrete trovare le schede delle carriere dei primi 5 in classifica.







Posizione Nome Cognome Gol Pres.Media
1 Marco Romano 121 159 0,761
2 Giovanni Costanzo 100 176 0,568
3 Walter D'Odorico 90 162 0,556
4 Vinicio Viani (II) 86 96 0,896
5 Mario Patuzzi 70 197 0,355
5 Giuseppe Scategni 70 172 0,407
7 Luigi Torti (II) 65 143 0,455
8 Natale Faccenda (II) 63 230 0,274
9 Ezio Rizzotti 61 175 0,349
10 Ermenegildo Orzan 59 101 0,584
11 Remo Versaldi 57 253 0,225
12 Otello Subinaghi 56 85 0,659
13 Bruno Biagini 55 245 0,224
13 Renato Ferretti 55 137 0,401
15 Ettore Brossi 54 109 0,495
15
Annibale Frossi 54 174 0,310
15 Giulio Panzeri 54 131 0,412
18 Cherubino Comini 51 90 0,567
19 Carlo Radice 50 72 0,694
20 Giorgio Rossi 49 141 0,348
21 Dante Di Benedetti 46 81 0,568
21 Arrigo Fibbi 46 163 0,282
21 Alfredo Giuge 46 168 0,274
24 Pierino Colli 45 116 0,388
24 Nicolò Nicolosi 45 126 0,357
24 Angelo Pomponi 45 115 0,391
27 Eusebio Castigliano 43 92 0,467
27 Elpidio Coppa 43 133 0,323
27 Aldo Dapas 43 196 0,219
27 Renato Sanero 43 135 0,319
27 Otello Zironi 43 93 0,462
32 Antonio Bonesini 41 181 0,227
32 Elio Civinini (I) 41 75 0,547
32 Severo Cominelli 41 134 0,306
32 Aldo Gorini 41 143 0,287
32 Piero Mariani 41 150 0,273
32 Romolo Re 41 124 0,331
38 Sergio Bertoni (I) 40 100 0,400
38 Luigi Ferrero 40 93 0,430
38 Francesco Imberti 40 101 0,396
38 Raggio Montanari 40 102 0,392
42 Giovanni Battioni 39 137 0,285
42 Gino Cappello (IV) 39 60 0,650
42 Mario Foglia 39 105 0,371
45 Giuseppe Baccilieri 38 133 0,286
46 Raúl Banfi 37 50 0,740
46 Mario Celoria 37 82 0,451
46 Elio Grolli 37 139 0,266
49 Giuseppe Di Prisco 36 96 0,375
50 Oliviero Icardi 35 61 0,574

30 maggio 2014

Classifica delle presenze in Serie B, periodo 1929-1943

Come appendice al già pubblicato articolo sulla Storia della Serie B dal 1929 al 1943, pubblico in questa pagina la classifica di presenze in Serie B di quel periodo. Ho selezionato calciatori che hanno totalizzato almeno 160 presenze, per evitare che la lista diventasse troppo lunga, e di questi ho elencato i primi 40. Sono escluse le presenze negli spareggi. Andiamo a scoprire alcuni dettagli sui primi 10 della lista.

Luigi Bernardi al Verona.
Foto: Hellastory
L'anteguerra fu caratterizzato dalla presenza costante del Verona, ed è naturale conseguenza che il primatista di presenze sia uno dei simboli dell'Hellas degli anni '30: Luigi Bernardi (Verona, 07.08.1907 - ?). Il forte difensore ha infatti assommato 289 presenze con il Verona (8 gol) dal 1929 al 1939, che già gli avrebbero dato la prima posizione, più altre 33 (5 gol) con la Reggiana tra il 1940 e il 1942. Bernardi giocava da centromediano, ma aveva comunque buone doti realizzative che gli permettono di non sfigurare anche nella casella "gol segnati". Al secondo posto troviamo Secondo Roggero (Asti, 16.03.1910 - Arzignano, 16.05.1980), che è anche il portiere più presente dell'anteguerra. Roggero ha la particolarità d'aver giocato in squadre del Nord, del Centro e del Sud Italia, coprendo così tutto il territorio nazionale. Dopo tre campionati nella Serenissima di Venezia (1930-33), Roggero giocò al Modena dal 1936 al 1938, poi al Palermo nel 1938-39 e infine all'Alessandria dal 1939 al 1943. L'alto numero di gol subìti lo rende anche il portiere più battuto nel periodo 1929-43, con 341 reti al passivo (media 1,22 gol subìti a partita). Il gradino più basso del podio è occupato da Pio Gorretta (Roma, 31.01.1909 - ?), difensore romano che rappresentò il Verona dal 1929 al 1940. Il 4º posto spetta a Remo Varsaldi (Novara, 11.09.1910 - Novara, 21.08.1991), storica "bandiera" del Novara che giocò 9 stagioni in B dal 1929-30 al 1942-43. Un altro "vagabondo" del calcio occupa la 5ª posizione: si tratta di Corrado Biasotto (Oderzo, 26.04.1912 - Siena, 23.11.1991), che giocò con Lecce (1931-32), Vigevanesi (1932-34), Cagliari (1934-35), Pisa (1935-37) e Siena (1938-41) per un totale di 251 presenze. Bruno Biagini (Verona, 17.08.1910 - ?), sesto nome ad apparire in classifica, è un altro dei rappresentanti dell'Hellas (fatta salva la stagione 1935-36, che trascorse alla Lucchese); con due presenze in meno di Biagini c'è Pasquale Farina (La Spezia, 29.03.1910 - La Spezia, 22.09.1992), difensore titolare dello Spezia e, per una stagione, anche della Serenissima (1931-32). Il pistoiese Elia Puccini (Pistoia, 30.05.1910 - Pistoia, 24.05.1956), 8º, rappresentò gli arancioni nelle annate in B dal 1929 al 1936, e passò poi alla Lucchese nel triennio 1939-42. Anche Natale Faccenda (Castiglioncello, 19.12.1914 - Pistoia, 06.07.2003), nono in classifica, trascorse la carriera in B in squadre toscane: Viareggio (1934-35), Livorno (1935-37) e Pisa (1937-43). A chiudere la "top 10" è Edmondo Mornese (Alessandria, 14.11.1910 - Novara, 30.12.1962), altra colonna della difesa del Novara dal 1929 al 1938. Tra gli altri nomi nella lista spiccano il campione del mondo del 1938 Aldo Olivieri e il campione olimpico del 1936 Annibale Frossi, nonché Giovanni Costanzo, autore di ben 100 gol in 176 partite. Una nota: Aldo Dapas giocò 196 partite totali, ma 15 di queste furono annullate: 1 nel 1932-33 (Monfalconese) e 14 con 2 gol nel 1942-43 (Palermo). Contando solo le partite valide secondo i conteggi federali, Dapas avrebbe 181 presenze, con 41 gol.


Posizione Nome Cognome Presenze
Gol
1 Luigi Bernardi 322 13
2 Secondo Roggero 280 -341
3 Pio Gorretta 258 1
4 Remo Varsaldi 253 57
5 Corrado Biasotto 251 5
6 Bruno Biagini 245 55
7 Pasquale Farina 243 0
8 Elia Puccini 233 15
9 Natale Faccenda (II) 230 63
10 Edmondo Mornese 227 8
11 Giuseppe Andrei (II) 221 22
12 Leo Trovati 216 24
13 Giovanni Bigando 211 1
13 Giovanni Felini 211 0
15 Mario Tonali 205 6
16 Vittorio Casati 202 2
17 Francesco Simonetti 201 26
18 Teresio Bercellino 198 0
19 Mario Patuzzi 197 70
20 Aldo Dapas 196 43
21 Gennaro Santillo (I) 195 2
22 Arnaldo Calzolari 193 5
23 Astro Galli (I) 192 14
24 Aldo Olivieri 191 -225
25 Cesare Pellegatta 186 12
26 Luigi Gioacchino Nebbia (II) 184 8
27 Antonio Bonesini 181 41
28 Giovanni Garbo 179 -266
29 Ferruccio Ratti 178 10
30 Giovanni Costanzo 176 100
31 Loris Borgioli 175 -172
31 Ezio Rizzotti 175 61
33 Giulio Cappelli 174 40
33 Annibale Frossi 174 54
35 Carlo Albini 172 9
35 Giuseppe Scategni 172 70
37 Luigi Procura 169 1
38 Alfredo Giuge 168 46
39 Angelo Bianchi (I) 167 8
40 Arrigo Fibbi 162 45






5 aprile 2014

La partita dei cinque rigori

di Andrea Ridolfi Testori

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Tra le varie curiosità statistiche del campionato di Serie B ve n'è una che non viene citata spesso ma è comunque degna di nota, e in particolar modo al tempo attuale in cui di rigori si parla a ogni giornata di campionato con moviole, contro-moviole e processi vari ad arbitri, guardalinee e arbitri di porta. Si tratta della "partita dei cinque rigori", ovvero Padova-Livorno 4-1 del 27 dicembre 1931, valida per il campionato di Serie B 1931-32. Livorno e Padova sono primi a pari punti (17), inseguiti dalla Monfalconese che ne ha 16. Alla 13ª giornata lo scontro diretto: allo Stadio Silvio Appiani di Padova si affrontano le due capolista, che si misurano per determinare la fondatezza delle proprie ambizioni. Per una partita di tale peso è necessario un arbitro esperto e di polso: la scelta ricade su Cesare Lenti, già arbitro internazionale in 2 occasioni e collaudato arbitro di Serie A (64 gare dirette nei tornei a girone unico dal 1929 al 1932).

Una formazione del Livorno 1931-32
Allo stadio affluisce un gran numero di tifosi. Già dalle prime battute si capisce quale sarà l'andamento della partita: nei dieci minuti iniziali il Padova attacca, con costanza ma con poca organizzazione. Il Livorno si difende con intelligenza e valore. Al 10' prima punizione della partita, tirata da Scanferla che però mette fuori. Al 14' il Livorno si mette in evidenza con alcune sortite di Vignozzi e Castellani, effimere dimostrazioni di una volontà di reazione che, però, si dimostra insufficiente: il Padova, infatti, torna nuovamente all'attacco con Perazzolo. Al 27' tiro del livornese Vignozzi da 20 metri: la conclusione termina fuori. Al 35' Silvestri, simbolo del Livorno, si libera della difesa e scatta in avanti, accentrandosi: al momento del tiro, Favaro lo contrasta e l'ala sinistra livornese finisce a terra. L'arbitro Lenti non esita e determina il rigore a favore dei toscani: Corsetti tira bene, e realizza il primo gol della partita. La reazione del Padova non si fa certo aspettare e appena due minuti dopo Foni, su passaggio di Bedendo, si presenta in area davanti a Lami: lo stesso Corsetti «che intuisce il caso disperato gli si butta contro mandandolo a ruzzoloni» (Il Littoriale). Altro rigore: Bedendo s'incarica del tiro, che risulta forte ma viene abilmente parato da Lami. La gara prosegue e al 44' Scanferla commette fallo di mano (involontario?) nella propria area, a pochi metri dalla porta. Inevitabile il terzo rigore di giornata. Ma stavolta è Amoretti a parare su tiro di Corsetti. Il Livorno chiude comunque il primo tempo in vantaggio di una rete.

Una formazione del Padova 1931-32
Il secondo tempo il Padova è consapevole della situazione, così come è ben conscio della necessità di vincere, e scende in campo ancora più determinato di prima. Solo la difesa rimane cautamente vicina ad Amoretti mentre prima e seconda linea «danno l'assalto alla porta avversaria», assediando il portiere Paolo Lami. Rossi segna la rete del pareggio di testa, su cross di Gravisi II. Il Padova prende maggior coraggio e si lancia in avanti, deciso a vincere. Al 10' Del Torto, terzino destro del Livorno, commette fallo e causa il quarto rigore (terzo a favore del Padova): tira Rossi, che segna il 2-1. Al 20' il 3-1: Rossi tira su passaggio di Foni, Lami respinge di pugno ma Perazzolo è lesto a colpire di testa e segnare ancora. Il Livorno tenta una flebile reazione con Silvestri, fermato però da Favaro al 27'; e due minuti dopo è il Padova a segnare con un tiro di Frossi che anticipa Lami dopo una respinta del portiere livornese su tiro di Perazzolo. Al 35' della ripresa il quinto e ultimo calcio di rigore: a causarlo è Ivo Pescini, che sgambetta Perazzolo. A tirarlo si presenta Foni, che però tira alto (secondo la cronaca de La Stampa del 28 dicembre 1931, Foni sbagliò volontariamente il quinto rigore). La gara, di fatto, si conclude così, con un Padova soddisfatto e un Livorno consapevole dell'impossibilità di recuperare il risultato.


La partita citata sull'Almanacco 1939
La singolarità di questa partita è citata più volte negli Almanacchi degli anni '30, che la definiscono «una partita veramente storica» per via dei 5 rigori assegnati. Lenti fu lodato dalla stampa per la sua prestazione: di lui si disse che aveva tenuto in pugno l'incontro con «sicurezza e rigorosità». Lenti era un arbitro noto «per la precisione dei suoi arbitraggi e la sicurezza delle sue decisioni» (La Stampa, 23.03.1939) e caratterizzato dalla particolare gestualità che usava per affermare con maggior forza le proprie decisioni e chiarire sul momento il tipo di fallo fischiato. Concluse la carriera in A proprio al termine della stagione 1931-32, arbitrando Triestina-Bari del 12 giugno 1932. La FIGC lo nominò nell'agosto 1932 "arbitro benemerito". Divenne poi Presidente della sezione A.I.A. di Genova (1952-1955).

Il Padova, lanciato anche da questa vittoria, proseguì la sua ottima marcia in campionato, che lo portò a chiudere al secondo posto dietro al Palermo, guadagnandosi così il ritorno in Serie A. Per contro, il Livorno (che in quella stagione portava la denominazione "Livorno Sportiva" e vestiva una curiosa maglia a scacchi blu e amaranto, frutto della fusione con la forte squadra del Dopolavoro Portuale) accusò il colpo della sconfitta e peggiorò notevolmente il suo rendimento, perdendo contatto con le prime posizioni e finendo al settimo posto in classifica.

IL TABELLINO

Domenica 27 dicembre 1931

Padova, Stadio "Silvio Appiani"

Padova 4
Livorno 1

Padova: Ugo Amoretti; Umberto Favero, Giovanni Marchioro; Guido Scanferla, Eraldo Bedendo, Emilio Bergamini; Annibale Frossi, Mario Perazzolo, Alfredo Foni, Giovanni Gravisi (II), Giorgio Rossi. All. Lajos Kovács.
Livorno: Paolo Lami (I); Cesare Del Torto, Ivo Pescini; Ferrero Alberti, Bruno Giraldi, Mario Baldi; Palmiro Vignozzi, Carlo Castellani, Nicola Corsetti, Amleto Miniati (I), Paolo Silvestri. All. Vilmos Rady.
Gol: 35' rig. Corsetti, 51' Rossi, 55' rig. Rossi, 65' Perazzolo, 74' Frossi.
Arbitro: sig. Lenti di Genova.

L'arbitro Cesare Lenti tra il dott. Bellini
e il commissario di campo il giorno della
"partita dei cinque rigori"
I 5 RIGORI:

1º: 35' gol di Corsetti;
2º: 38' parata di Lami (L) su Bedendo;
3º: 44' parata di Amoretti (P) su Corsetti;
4º: 55' gol di Rossi;
5º: 81' errore di Foni (alto).

22 marzo 2014

Storia della Serie B

Capitolo I: gli inizi e l'anteguerra (1929-1943)




di:
Andrea Ridolfi Testori

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La storia della "Serie B" inizia di fatto nel 1928 con l'ideazione, da parte del dirigente federale Leandro Arpinati, presidente della FIGC e influentissimo uomo politico romagnolo, di una nuova formula per i campionati di calcio italiani: v'era infatti l'intenzione di chiudere l'esperienza dei tornei a più gironi, che si era protratta per tutti gli anni '20 e, in generale, rappresentava una tradizione per il football tricolore per ragioni logistiche (gli spostamenti sul territorio nazionale non erano sempre agevoli, e si tendeva quindi a raggruppare le squadre in gironi composti su base geografica). L'urgenza di modernizzare la formula, ispirandosi ai campionati europei delle principali nazioni calcistiche dell'epoca (Inghilterra, Ungheria, Austria...), prevedeva l'istituzione di un torneo di massima serie a girone unico. La "Divisione Nazionale", istituita nel 1926 con la storica "Carta di Viareggio", riuniva per la prima volta le squadre del Nord e quelle del Sud: storicamente, le formazioni del meridione erano considerate più deboli, visto che il calcio in Italia si era diffuso inizialmente e più capillarmente al Nord, specialmente in Piemonte, Liguria e Lombardia. Il livello andò pian piano equiparandosi fino alla sostanziale parità raggiunta nel corso degli anni '30 e '40. Non mancava, in questa decisione, la retorica nazionalista promossa dal regime fascista: la seguente citazione è estrapolata dall'Annuario Italiano Giuoco del Calcio FIGC 1932 ed è firmata da Luigi Casini (sviolinata ad Arpinati inclusa).

«Il senso di disciplina ed il fervore di opere che il Fascismo dava alla Nazione, penetrava nella Federazione: il nuovo Presidente, uomo di alto prestigio, di vaste concezioni e di inflessibile volontà, infondeva in tutti la coscienza del dovere ed avviava il Giuoco del Calcio italiano all'odierna grandezza. Unità e saldezza di direzione; la creazione della Divizione (sic) nazionale, distinta nella Serie A e Serie B con gironi unici di 18 squadre; il conseguente assetto definitivo dei Campionati in relazione anche al prodigioso estendersi del Giuoco del Calcio nell'Italia centro-meridionale ed insulare; la regolarità «cronometrica» con la quale si svolgono attraverso migliaia di gare i diversi Campionati [...]»

Nel 1928-29 la Divisione Nazionale fu rivoluzionata e, con l'organizzazione di un torneo di transizione, vennero decise le future partecipanti ai primi campionati a girone unico: le prime 9 classificate dei due gironi del torneo '28-29 andarono a comporre la Serie A 1929-30, mentre le ultime 7 più Spezia, Parma, Monfalconese (vincitrici dei gironi della Prima Divisione, la terza serie dell'epoca) e Lecce (vincitrice del Campionato Meridionale) furono inserite nella Serie B 1929-30. Nella denominazione ufficiale dei due campionati permaneva la dicitura "Divisione Nazionale", distinta in "Serie A" e "Serie B". Questo l'elenco delle prime partecipanti alla "Divisione Nazionale Serie B" 1929-30:

Atalanta Bergamasca Calcio (Bergamo)
Unione Sportiva Bari (Bari)
Unione Sportiva Biellese (Biella)
Casale Foot Ball Club (Casale Monferrato)
Associazione Calcio Fiorentina (Firenze)
Unione Sportiva Fiumana (Fiume)
Associazione Calcio La Dominante (Genova)
Unione Sportiva Lecce (Lecce)
Football Club Legnano (Legnano)
Associazione Sportiva Monfalconese Cantieri Navali Triestini (Monfalcone)
Foot Ball Association Novara (Novara)
Parma Foot Ball Club (Parma)
Unione Sportiva Pistoiese (Pistoia)
Prato Sport Club (Prato)
Associazione Calcio Reggiana (Reggio Emilia)
Spezia Foot Ball Club (La Spezia)
Associazione Calcio Venezia (Venezia)
Associazione Calcio Verona (Verona)

La prima stagione della "Serie B" della Divisione Nazionale vedeva la partecipazione di alcune squadre blasonate: il Casale, ad esempio, oltre ad aver vinto il campionato nel 1913-14, era reduce da una lunga serie di tornei nel primo livello così come il Novara e il Verona, squadre di rilievo del panorama calcistico delle rispettive regioni; le toscane Pistoiese e Prato erano società con buona tradizione, mentre la Fiorentina, benché formata di recente, poteva vantare una rosa di buon livello, con giocatori capaci e dotati di una discreta esperienza in altre società; La Dominante, società genovese nata dalla fusione di Andrea Doria e Sampierdarenese (vi ricorda qualcosa?), poteva contare su elementi già sperimentati in massima serie; il Legnano era un'altra squadra con ottimo rendimento negli anni '20, e l'Atalanta una nuova e promettente realtà; lo Spezia era un club con discrete prestazioni nella storia recente e proveniente da una regione con una tradizione calcistica tra le migliori d'Italia; il Venezia aveva da poco iniziato a mostrare segni di progresso, dopo buoni campionati a livello regionale; la Fiumana era una squadra dalle qualità tecniche sublimi, con giocatori che negli anni seguenti avrebbero fatto la fortuna di molte società d'alto livello; poco brillanti apparivano invece Bari, Biellese, Lecce, Monfalconese, Parma e Reggiana, nonostante organici che includevano alcuni giocatori di sicuro valore.


Il Casale che affrontò la Fiorentina il 6 ottobre 1929
Il 6 ottobre 1929 ebbe inizio il torneo: le prime gare furono Fiorentina-Casale 0-0, Novara-Lecce 1-2, Parma Biellese 2-0, Pistoiese-Monfalconese 3-3, Reggiana-Legnano 0-3, Spezia-Atalanta 0-0 e Verona-Prato 2-1; delle altre due gare previste, una non fu disputata per forfait del Venezia (e fu dunque assegnata la prima vittoria per 2-0 a tavolino alla Fiumana) mentre l'altra, La Dominante-Bari, fu rinviata al 31 ottobre e si concluse con la vittoria per 2-1 del club genovese. Non mancarono risultati con punteggi eclatanti (cito a titolo d'esempio il 9-1 di Fiumana-Reggiana del 4 maggio 1930) e casi curiosi (per esempio, Biellese-Prato del 29 maggio 1930 che terminò 6-0 e fu dichiarata conclusa in anticipo perché il Prato aveva perso 5 uomini tra espulsi e infortunati). Alla fine del campionato le prime due classificate furono Casale e Legnano, che si guadagnarono così l'ascesa (o meglio, il ritorno) in Divisione Nazionale Serie A; il Casale evidenziò una grande regolarità in casa e un discreto rendimento in trasferta, nonché un attacco fortissimo, di gran lunga il migliore del torneo, guidato da Luigi Demarchi che segnò 27 reti (secondo "Un secolo nerostellato", libro pubblicato nel 2009; la maggioranza delle altre fonti riporta 26 segnature). Il Legnano, dal canto suo, esibì una buona difesa, poco battuta grazie anche al portiere Angelo Rotondi, e un attacco capace di segnare al momento giusto, il cui uomo di spicco era il milanese Tullio Aliatis. Tra gli altri attaccanti, da citare le prestazioni di Bottaro e Scategni del Bari (19 e 18 gol), Mattea del Casale (19), Gianelli de La Dominante (15), Ravetta del Novara (16), Ferrero della Pistoiese (16) e Lombatti della Reggiana (20). A retrocedere in Prima Divisione furono Biellese, Reggiana, Prato e Fiumana, che non riuscirono a reggere l'impatto con il nuovo torneo.

Nel 1930-31 debuttarono Derthona, Lucchese Libertas, Palermo e Udinese; dalla A arrivano Cremonese e Padova. Il Venezia cambiò denominazione in Società Sportiva Serenissima, perdendo i colori neroverdi e adottando il rosso. Anche La Dominante era diventata "Liguria" per effetto della fusione con la Corniglianese. La Fiorentina e il Bari vinsero un torneo piuttosto vivace, chiudendo alla pari; a soli due punti di distanza li seguì il sorprendente Palermo, che contando su una formazione affiatata (solo 16 i giocatori utilizzati nel corso della stagione) riuscì a superare gran parte degli avversari più quotati. La classifica vide retrocedere, al termine del torneo, Derthona e Liguria; visto che Udinese e Lucchese erano entrambe a 25 punti, per determinare la terza retrocessa si dovette disputare uno spareggio, il primo della storia degli spareggi in Serie B e anche il primo dall'istituzione del girone unico. La gara, disputata a Bologna il 12 luglio 1931, vide la netta vittoria dell'Udinese. Di seguito il tabellino:

Udinese     7
Lucchese   0

Udinese: Calligaris; Bellotto, Felini; Magrini, Bonino, Zilli; Frossi, Micheloni, Vittorio, Bartesaghi, Valente.
Lucchese Libertas: Belluomini; Petri II, Lazzaroni; Bertini, Simonini, Belli; Bertolucci, Fazzi, Puccinelli II, Giorgetti II, Moretti.
Arbitro: Gonani di Ravenna.
Gol: 20' aut. Petri II, 71' Micheloni, 77' Vittorio, 80' rig. Bartesaghi, 83' Frossi, 85' Frossi, 86' Micheloni.

Nel 1931-32 salirono dalla Prima Divisione i Giovani Calciatori Vigevanesi, che contavano su una rosa a maggioranza lombarda, la Comense che annoverava numerosi giocatori autoctoni e il Cagliari, che invece mescolava elementi locali a giocatori provenienti dall'Istria, da Fiume e dal centro Italia; il Palermo confermò quanto di buono aveva fatto vedere nel torneo precedente e vinse il campionato, distanziando di 3 punti il Padova secondo classificato. Altre buone prestazioni di Verona e Atalanta, mentre i Vigevanesi sorpresero gran parte degli appassionati giungendo al quarto posto nella propria stagione di debutto: i bianco-celesti sfruttarono le ottime vene realizzative di Pietro Buscaglia e Angelo Azzimonti, che sopperirono a una difesa non eccelsa. A retrocedere furono Udinese, Lecce e Parma, squadre già in bilico fin dalla stagione precedente; il Parma, in particolare, disputò un pessimo campionato, subendo una quantità folle di reti (98) e mettendo insieme la miseria di 6 punti.

Modena-Novara 3-1, gol di Carnevali
(1932-33)
Nel 1932-33 debuttarono due squadre che, per ragioni differenti, faranno la storia della Serie B: una è il Messina, compagine che "rilevò" dal Palermo passato in A la rappresentanza della Sicilia in B; l'altra fu il Giovanni Grion di Pola, di cui ho parlato ampiamente nell'articolo dedicato alla squadra istriana; la terza squadra che arrivò dalla Prima Divisione fu la Sampierdarenese. Dalla A giunsero Modena e Brescia. Livorno e Brescia dominarono il campionato, staccando di netto le altre pretendenti alla testa della classifica che, più o meno, rimasero piuttosto vicine tra di loro. Questa stagione fu caratterizzata dal primo ritiro della storia della B: la Monfalconese, infatti, venne abbandonata dai Cantieri Navali Triestini che cessano di sostenerla economicamente. Riscontrata l'impossibilità di proseguire in mancanza di fondi, dopo 7 giornate la squadra di Monfalcone fu costretta ad annunciare il proprio ritiro dal campionato. Nel club giocavano i tre Spanghero (Luigi, Alvise e Giulio) e debuttò il giovanissimo Giuseppe Deiuri (classe 1918!), mentre la carriera di Mario Cozzi, giovane e promettente portiere, fu rallentata non poco dalla mancata occasione di mettersi in mostra nella sua prima stagione ad alti livelli.

Nel 1933-34 iniziò l'esperimento di una nuova formula della Serie B, e di una nuova ripartizione in due gironi: questa volta, però, non tra squadre del Nord e del Sud, bensì dell'Est e dell'Ovest. Curiosamente, in una risposta al signor Germano Briganti di Taranto, i giornalisti de Il Littoriale così replicavano a una proposta di divisione in due gironi della Serie B (10 marzo 1933):

«Il problema dello sdoppiamento della Serie B è stato attentamente discusso a suo tempo, e nonostante il gravoso onere dei lunghi dislocamenti, le società interessate all'unanimità si sono pronunciate per il mantenimento dello "statu quo" (sic). Ben lieti se le squadre meridionali, che tanta strada hanno fatto in questi ultimi anni, potranno accrescere la loro rappresentanza in Serie B: ma appunto perché ormai il calcio del centro meridione può esser considerato alla medesima stregua di quello settentrionale, non è più tempo di favoritismi. [...] il concetto di un campionato come quello attuale di serie B [...] - oneri finanziari a parte - può considerarsi sportivamente perfetto.»

Evidentemente l'«unanimità» citata poco sopra ebbe a scomparire, sopravanzata dal «gravoso onere dei lunghi dislocamenti». Così infatti scrive Luigi Grassi su "La Domenica Sportiva", fascicolo 30 (23 luglio 1933):

«Su parecchi milioni si aggira la somma dei capitali in movimento e il campionato dà oggi vita a società anonime di non facile gestione e costituisce l'unica fonte di guadagno per una vera coorte di giocatori. [...] La Divisione Nazionale B, dopo tre anni di vita denunciava crepe tali da impensierire seriamente tutti i dirigenti delle società che la componevano. Ecco le necessità di un pronto, opportunissimo intervento. È d'ieri la decisione federale di un ampliamento che permette di dividere il campionato in due gironi, di 13 squadre, occidentale e orientale.»

E ancora:

«Ampliare e dare snellezza al campionato della Divisione Nazionale B: ecco ciò che è stato fatto con lo scopo di diminuire le spese riducendo il numero delle trasferte, di aumentare le entrate introducendo le finaliste del campionato 1932-33. [...] L'essere addivenuti ad una partizione in due gironi è già un buon passo che speriamo basti alla soluzione del problema, [...] Se non è stata accolta una divisione della Penisola in tre gironi Sud, Est e Ovest, è perché non si vuole venir meno a questo principio [NDR: di ricalcare la Serie A unendo le società su base nazionale e non su base regionale come fatto, ad esempio, dai campionati minori a partire dalla Prima Divisione] e non già perché si vogliono mantenere i contatti tra squadre del sud e squadre del nord. [...] Le squadre del meridionale (sic) non sono più delle umili scolarette, ma hanno dimostrato di saper testa alle anziane compagini del settentrione.»

Vigevanesi-Derthona (1933-34)
Ragioni soprattutto economiche ma anche calcistiche, dunque: il Direttorio Divisioni Superiori della FIGC dispose infatti lo sdoppiamento della B in due gironi (A e B), che furono composti dalla stesse squadre della stagione precedente (che infatti non aveva previsto retrocessioni), più diverse promosse dalla Prima Divisione, e cioè: Catanzarese, Derthona, Pavia, Seregno e Vezio Parducci di Viareggio (girone A); Foggia, Perugia, SPAL e Vicenza (girone B). Le prime tre classificate di ciascun girone, e cioè Sampierdarenese, Vigevanesi e Pro Patria nel girone A e Perugia, Modena e Bari nel girone B ottennero la qualificazione a un girone a 6 che avrebbe decretato la vincitrice del torneo e, di conseguenza, la promossa in Serie A; per determinare le retrocesse del girone B, invece, fu decisa una serie di spareggi tra Serenissima, Verona e Vicenza, che vide cadere Serenissima e Vicenza che si unirono a Cagliari e Derthona, retrocesse del girone A; tuttavia, con l'ulteriore modifica del torneo, anche queste retrocessioni furono annullate. Il girone finale vide invece Sampierdarenese e Bari equivalersi: fu fissato così uno spareggio, disputato ancora a Bologna, di cui riporto il tabellino.

Sampierdarenese      1
Bari            0

Sampierdarenese: Bacigalupo; Ciancamerla, Rigotti; Malatesta, Bossi, Lancioni; Munerati, Gai, Comini, Poggi, Barisone.
Bari: Cubi; Antonsich, Bonometti; Caldarulo, Da Caprile, Paradiso; Frossi, Dentuti, Marchionneschi, Rossini, Ferrero.
Gol: 17' Comini.
Arbitro: Scorzoni di Bologna.

Il gol del centravanti Cherubino Comini, peraltro autore di 26 gol nelle 33 partite disputate tra girone finale e girone A, fece sì che fosse la Sampierdarenese a qualificarsi alla Serie A 1934-35.

Comense e Foggia schierate insieme a Como
(28 aprile 1935)
La stagione 1934-35 portò un ulteriore ampliamento alla Serie B che la portò a 32 squadre, cioè quelle già presenti più le nuove arrivate Catania, Lucchese, Pisa (girone A), Aquila (girone B) e le 4 retrocesse dalla Serie A: Casale, Genova 1893 e Padova. Il girone A era a quello a più alto tasso tecnico, e venne vinto dal Genova 1893, la squadra con la miglior rosa del torneo; nel girone B, invece, fu vinto dal Bari che già l'anno precedente aveva sfiorato la promozione. Il torneo di B 1934-35 vide ben due ritiri: il Pavia, infatti, lasciò poco dopo l'inizio del girone di ritorno, e furono considerate valide solo le 15 gare disputate nel girone d'andata; il Grion, invece, dopo il caos della gara con la Pistoiese lasciò la B: in questo caso, invece, furono annullate tutte le partite disputate fino ad allora. Per la prima volta un giocatore raggiunse quota 30 reti segnate in una singola stagione: si tratta di Marco Romano (1910-1952) del Novara, che realizzò 30 gol in 28 partite. Il Direttorio Divisioni Superiori decretò una nuova riforma: abbandonati i due gironi, nel 1935-36 si doveva tornare al girone unico. A tale scopo, al termine della B '34-35 retrocessero ben 16 squadre.

Il Siena 1935-36
La B 1935-36 si aprì dunque con 18 squadre partecipanti: dalla A erano cadute la Pro Vercelli e il Livorno, mentre dalla Prima Divisione erano arrivate il Siena e il Taranto. Ancora una volta, però, il Direttorio era insoddisfatto della formula della seconda serie e decise una nuova riduzione d'organico, facendo scendere da 18 a 16 il numero di iscritte alla B: a fine stagione, quindi, le retrocesse furono 6. In A salirono Lucchese Libertas e Novara, che staccarono per un solo punto il Livorno, terzo classificato. Per determinare le ulteriori tre retrocessioni venne organizzato un "torneo a quattro" tra Vezio Parducci Viareggio, Pistoiese, SPAL e Foggia, tutte ferme a 28 punti: a salvarsi fu la Vezio Parducci. Il capocannoniere fu Vinicio Viani, uno dei più grandi realizzatori della storia della Serie B, con 34 reti (nuovo record assoluto).

Il campionato 1936-37, ridotto a 16 squadre, fu dominato dal Livorno che tornò in A dopo aver sfiorato la promozione nella precedente stagione; l'Atalanta fu l'altra promossa. La retrocessione dell'Aquila determinò il definitivo addio (fino a oggi, almeno) dei rosso-blu al campionato di Serie B: il torneo degli aquilani fu funestato dall'incidente ferroviario di Contigliano del 3 ottobre 1936, avvenuto durante il viaggio verso la trasferta di Verona su strada ferrata. L'impatto tra la littorina sulla quale viaggiavano i giocatori dell'Aquila e un vagone postale che ostruiva il binario fu devastante, e i giocatori si salvarono per miracolo: perì invece l'allenatore della squadra, Attilio Buratti. Duramente colpiti dall'evento, i calciatori ebbero comprensibilmente grandi difficoltà a mantenere il rendimento delle stagioni precedenti, e la squadra cadde in C (nuovo nome della Prima Divisione, assunto nella stagione 1935-36). Tra Venezia, Messina, Pro Vercelli e Catania si dovette giocare un quadrangolare di spareggi: il quartultimo posto, infatti, era "conteso" da quattro squadre a pari punti. La retrocessa fu il Catania, che cedette alla lunga serie di partite che richiesero anche un'ulteriore serie a eliminazione diretta.

Pisa-Padova, 6 febbraio 1938
Il Direttorio Divisioni Superiori sembrava non potersi mai saziare di cambiamenti di formula: e anche nel 1937-38, infatti, non mancò la modifica al numero di partecipanti. Questa volta un numero dispari, 17, che aggiungeva quindi un turno di riposo per ciascuna squadra. Debuttarono Anconitana-Bianchi (nata dalla fusione tra "Anconitana" ed "Emilio Bianchi") e Sanremese. Inedito il finale: tre squadre terminarono al primo posto e, immancabili, giunsero anche in questa stagione gli spareggi. Le interessate furono Novara, Modena e Alessandria: i grigi piemontesi rimasero fuori, battuti da entrambe le avversarie. In coda, salutarono la B il Brescia, la Cremonese, il Taranto e il Messina. Il Taranto usò la bellezza di 35 giocatori (peraltro provenienti da diverse parti d'Italia), ma non riuscì comunque a evitare la discesa in C. L'esperto difensore Luigi Allemandi (34 anni) giocò buona parte delle gare del Venezia, mentre il Brescia non seppe giovarsi della presenza in squadra di giocatori di lungo corso quali Berardo Frisoni e Bonifacio "Smerzù" Smerzi.

Nel 1938-39 tornò in B la Fiorentina, che dopo la promozione in A del 1930-31 non aveva più lasciato la massima serie; anche il Casale tornò in B, proveniente dalla C ma la rosa nerostellata non era già più ricca di valori come quella che nel 1929-30 aveva vinto il torneo, e i dirigenti speravano di riuscire perlomeno a salvarsi, ma le speranze risultarono vane: solo 9 punti ottenuti, di cui 8 nel girone d'andata e 1 solo nel girone di ritorno (!) condarrono il Casale al mesto ritorno in Serie C. A far compagnia ai piemontesi s'aggiunsero Spezia, SPAL e Salernitana: in vetta s'imposero Fiorentina e Venezia; quest'ultima in particolare era una squadra destinata a far parlare di sé negli anni a venire per le sue prestazioni in A. Le principali inseguitrici furono Atalanta, Siena e Verona; i nero-azzurri bergamaschi erano anche riusciti a chiudere a pari punti col Venezia ma, per loro sfortuna, era stata introdotta una nuova discriminante per scongiurare la necessità di continui spareggi: il quoziente reti, cioè reti segnate diviso reti subite.

Vinicio Viani (1913-1983)
Nel 1939-40 tra le 18 partecipanti spuntò il Molinella, squadra rivelazione della Serie C dell'anno precedente. Il piccolo comune emiliano ebbe così l'onore di vedere la propria formazione rosso-blu giocare tra le "grandi" della Serie B, con una rosa composta per la maggior parte da giocatori emiliani con alcuni innesti di prestigio (Norberto Ligüera, uruguaiano, e Dino Gifford). Il torneo prevede quattro retrocessioni e due promozioni: in A salgono Atalanta e Livorno (quest'ultimo dopo una sola stagione); in C scendono Molinella, Vigevano, Sanremese e Catania: il Palermo, inoltre, fallì e fu escluso dalla B 1940-41, dovendo ripartire dalla C come "Unione Sportiva Palermo-Juventina" dopo la fusione con la Juventina Palermo. Nella stagione 1939-40 furono inoltre stabiliti due primati, uno difficilmente superabile: quello di più giovane marcatore in una partita di Serie B. A scrivere il suo nome nella storia fu Werther Gaiani, centravanti del Molinella che debuttò il 2 giugno 1940 a Molinella contro la Pro Vercelli e segnò il gol del 6-1 all'87º minuto. Gaiani, nato a Molinella il 29 giugno 1925, aveva 14 anni, 11 mesi e 4 giorni al momento del gol. Il destino di Gaiani fu però segnato dalla sfortuna: i promettenti inizi di carriera, che lo videro vestire la maglia della rappresentativa regionale emiliana e passare brevemente al Bologna nel 1944, furono stroncati dalla seconda guerra mondiale. Gaiani morì durante il conflitto proprio a Bologna il 1º settembre 1944 ed è sepolto nel cimitero di Molinella. L'altro primato è il numero di gol realizzati in una singola stagione, messo a referto da Vinicio Viani che migliorò il suo precedente record del 1935-36 andando a segno per 35 volte in 31 presenze con la maglia del Livorno. Il 10 giugno, il giorno dopo le partite della 33ª giornata, Mussolini annunciò l'ingresso dell'Italia nella Seconda guerra mondiale. Da quel momento, gli eventi bellici s'insinuarono, più o meno intensamente, nei campi di calcio d'Italia.

Il Macerata 1940-41
Nel 1940-41 esordì il Macerata, che disputò la sua unica stagione in B; le altre promosse furono Reggiana, Savona, Spezia e Vicenza. I bianco-blu savonesi, anch'essi all'esordio in B, giocarono una stagione sorprendente, esibendo una difesa solidissima (capeggiata dai due portieri Caburri e Martini, quest'ultimo anche autore di due gol) che compensava un attacco non irresistibile. Liguria e Modena superarono il Brescia nella corsa per la A, mentre in coda retrocessero Verona, Anconitana-Bianchi, Macerata e Pro Vercelli. Nel Liguria da sottolineare il quartetto Bollano-Celoria-Meroni-Stella, tutti e 4 in doppia cifra, mentre il Modena poté contare sul capocannoniere Vittorio Sentimenti (III), e sulla valida presenza del portiere Lucidio Sentimenti (IV). Il malcapitato Giuseppe Pierluigi, portiere del Macerata, subì la bellezza di 74 gol in 33 partite, diventando il portiere più battuto dell'anteguerra; ma, per sua fortuna, questo "primato" durò poco. Sempre nel Macerata, fu costretto a scendere in campo anche l'allenatore Gino Rossetti (II), grande "bomber" del Torino negli anni '20 e '30: a 36 anni giocò 3 partite, segnando anche un gol.

La Fiumana 1941-42
Nel 1941-42 due graditi ritorni: la Fiumana, dopo 12 anni, disputò nuovamente un campionato di Serie B dopo lunghe stagioni in C; e anche il Prato, anch'esso retrocesso al termine del torneo 1929-30, rientrò nella seconda serie. Nella Fiumana ci sono elementi di spicco: Arturo Biagi, Luigi Busdon e soprattutto Rodolfo Kregar, Alceo Lipizer e la vecchia gloria Rodolfo Volk. Il Pescara fece la sua prima apparizione in B, presentando una rosa ricca di pescaresi tra cui i fratelli Brandimarte e Ostavo Mincarelli; e proprio gli abruzzesi sfiorarono la promozione in massima serie, mancata per un solo punto. Il campionato del Pescara è caratterizzato dall'ottima difesa (con Pietro Miglio portiere esperto e abituato alla categoria) e dall'attacco che vede un Mario Tontodonati in buonissima forma. La promozione è però appannaggio di Bari e Vicenza, trascinati rispettivamente da Camillo Fabbri e Bruno Quaresima. Piccola curiosità: nel Bari giocò titolare un vicentino, Walter De Boni, mentre nel Vicenza giocò 2 gare il barese Michele Santacroce. Lorenzo Vellutini, il portiere della Lucchese ultima con un disastroso campionato, tolse a Pierluigi il poco ambìto record di portiere più battuto del periodo 1929-43, con 76 reti subite in 26 presenze; la Lucchese subì, in quella stagione, un totale di 104 (!) gol.

Brescia-Anconitana 4-0
(9 maggio 1943)
All'alba della stagione 1942-43 la situazione bellica era andata peggiorando: le nubi dei combattimenti s'addensavano impietose anche sugli ultimi angoli di serenità rimasti in Italia, come i campi di calcio. Il campionato '42-43 fu, comprensibilmente, uno dei più confusi e mal organizzati; e del resto, più che allo sport pareva opportuno pensare alla salvezza di sé e della propria famiglia. Per la generale penuria di giocatori, spesso richiesti al fronte, la stagione 1942-43 vide diversi debutti di ragazzi giovanissimi: tra questi Franco Orsi e Francesco Lacelli dell'Alessandria, entrambi classe 1924; Mario Ferrari del Brescia, nato il 27 novembre 1926; Piero Pombia del Novara, anch'egli del 1924; Guido Visco Gilardi, portiere classe 1925 della Pro Patria. A bilanciare tanta gioventù alcuni calciatori esperti trovarono nuove energie per sopperire alle assenze delle rose, essendo talvolta troppo vecchi per il servizio di leva: a capeggiare questa schiera di "vecchietti" Fulvio Bernardini, quasi quarantenne capitano del M.A.T.E.R. La guerra s'intromise con maggior decisione nelle vicende calcistiche: la Palermo-Juventina dovette abbandonare il torneo dopo 24 giornate, in quanto la Sicilia era mèta difficilmente raggiungibile nonché pericolosa per le altre squadre. Tutte le gare disputate fino a quel momento furono annullate. Il Napoli, al primo torneo disputato nella B a girone unico, mancò la Serie A di 2 punti: a essere promosse, infatti, furono Modena e Brescia.

La guerra spezzò il movimento calcistico italiano. Il 1943 fu l'anno dell'interruzione: i tornei regolari FIGC furono di fatto sospesi fino alla stagione 1945-46, e solo manifestazioni di vario carattere giocate in tutta Italia impedirono il totale congelamento del calcio tricolore. Alcuni giocatori, inoltre, persero la vita durante il conflitto. Ne ricordo alcuni nomi, tra quelli di Serie B, in rappresentanza anche degli altri, indicando tra parentesi la data di morte:

Virginio Bonati (09.03.1944)
Arturo Boniforti (22.09.1943)
Aldo Fabbro (09.01.1944)
Aldo Farinelli (19.12.1942)
Umberto Franzini (21.11.1943)
Armando Frigo (10.09.1943)
Claudio Lugaro (10.11.1944)
Mario Poli (06.07.1944)
Mario Provaglio (31.01.1943)
Italo Scorza (25.01.1943)
Giuseppe Vigo (20.04.1944)